Vorrei squarciare le nebbie sulla mia posizione rispetto al post precedente, soprattutto a beneficio di coloro con cui non mai avuto il piacere di trattare questi temi. Ogni volta che esprimo il mio disprezzo per lo scenario politico attuale italiano (e non) qualcuno è sempre pronto a tirare fuori dal fodero l’etichetta del qualunquismo. Fa parte del gioco. Quando parli con una persona di sinistra e fai notare che sei in disaccordo su qualcosa sei immediatamente tacciato di fascismo, quando parli con qualcuno di destra e obietti alcuni punti ecco che questo estrae la minaccia rossa. Allo stesso modo è comodo appiccicare il cartellino di qualunquista a chiunque in coscienza non se la senta di scegliere, senza forse valutare con sufficiente attenzione cosa porti a questa conclusione.

La vita politica democratica di cui abbiamo voluto circondarci si basa sull’elezione di rappresentanti che hanno il dovere di farsi portavoce della fazione del popolo che li ha investiti dell’incarico e portare avanti i valori che hanno promesso di difendere. Ma cosa accade nel momento in cui nessuna delle persone candidate o dei partiti in gioco si rivela una buona approssimazione delle mie idee politiche? Perchè devo essere costretto a “partecipare alla vita politica” scegliendo quello che viene spesso definito “il meno peggio”? E soprattutto cosa è il meno peggio? In che modo posso determinare con certezza chi si allontana meno dalla mia mentalità e da quello che credo essere il bene per il paese? Ammesso che vi riesca, con che coraggio infine posso contribuire alla vittoria di una parte quando non ne condivido i valori di fondo ed il progetto politico, appoggiandomi solo al fatto che la parte opposta mi piace di meno? Il qualunquismo è il disinteresse volontario nei confronti della vita politica, altro è interessarsi e non trovare rappresentati i propri pensieri.

Mi permetto allora di affermare che chi osa definire qualcuno qualunquista, nonostante quanto magari afferma, probabilmente non ha poi grosse difficoltà a dare la propria approvazione ad una delle parti e, sebbene si ponga dubbi, sa già con certezza dentro di sè quale sia il meno peggio e non si sente restio a darvi fiducia. Le ragioni per cui poi questo accada possono essere molteplici e non tutte a mio parere hanno alle spalle una approfondita valutazione dell’attualità, ma piuttosto spesso si basano sul perserverare scelte passate o su una presunta appartenenza filosofica ad una ideologia, cosa che oggi trovo quantomeno anacronistica ed ingenua.

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