Dopo sei mesi sul suolo di Vancouver è venuta ora di passare in rassegna ad alcune delle passioni, o forse farei meglio a dire manie, degli autoctoni. Ogni città ha probabilmente le sue, anche se in questo momento quelle di Milano mi sfuggono o forse sono così radicate in me che nemmeno le distinguo più. Qui la prima e più evidente ossessione è certamente quella per il caffè, bevanda tropicale usata ed abusata dalla stragrande maggior parte della popolazione. Ora certamente il caffè, in tutte le sue declinazioni dalla tazzina di espresso, all’americano, alle combinazioni più complesse che si trovano da queste parti, è un’ottima bevanda dalle molteplici qualità. Lungi però dal poter diventare oggetto di culto. Qui esiste gente che snocciola nomi di qualità di semi, tecniche di tostatura e produzione come se fossero formazioni della nazionale vincitrice dei mondiali. C’è chi si rifiuta di entrare da Starbucks perchè i semi che usano non sono di loro gradimento o che seleziona il locale sulla base del tipo di caffè che desidera. Dall’altra parte i produttori e i punti di distribuzione si adeguano a questa follia collettiva e in ciascuno dei vari Starbucks, Blenz, Caffè artigiano e via dicendo, si può accedere ad un menu intero costituito da decine di preparazioni a base di caffè più o meno complesse. Ben lungi dall’italiano medio che entra in un bar e chiede “un caffè”. Sarebbe come andare alla Brasserie e chiedere “una birra”, probabilmente Antonio esploderebbe in mille pezzi. Ed infine il mio essere italiano nella mente di questi canadesi in qualche modo sembra essere legato al caffè, come se l’Italia ne fosse la patria indiscussa. Nelle prime settimane i colleghi hanno fatto a gara per farmi assaggiare il caffè di decine di bar intorno all’ufficio come se la mia provenienza mi facesse automaticamente un esperto somelier della bevanda nera. E io non sapevo come dire che a me del caffè me ne importa abbastanza poco: lo bevo, lo apprezzo, se fa schifo me ne accorgo, ma non è il mio unico pensiero fisso dalla mattina. Chissà cosa succederebbe se scoprissero che ho bevuto caffè solubile per mesi. Farebbero una faccia simile a quella di quando ho annunciato che non vado pazzo per la pasta.

Infine cari amici (arharharha) permettetemi di annunciarvi che fino al 30 marzo saremo a sole otto ore di distanza anzichè nove, visto che stanotte noi pacifici utilizzatori di PST balziamo un ora avanti a GMT-7 per l’arrivo dell’ora legale che voi italioti otterrete solo tra tre settimane. Affrettatevi a comunicare finchè è (più) semplice.

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