Sono uno di quegli acquirenti meticolosi e attenti al dettaglio fino all’ossessione, uno di quelli che sanno perfettamente cosa desiderano e non si rassegnano ai compromessi. Non mi piace girare per le vetrine, preferisco sfogliare recensioni e confrontare caratteristiche tecniche alla ricerca del migliore punto di incontro tra qualità e costo. Nessun dettaglio è lasciato al caso, non si esce di casa prima di sapere cosa si sta per acquistare. Con questo spirito era da circa due mesi che mi preparavo ad entrare in possesso di un nuovo disco fisso esterno per contenere tutta la musica ed i film preferiti. Dopo settimane di confronti, valutazioni, recensioni, ero finalmente giunto alla conclusione che un MyBook Western Digital da 500GB era la scelta migliore, consolidata anche dal fatto che un mio collega garantiva positivamente possedendone uno egli stesso. Così ieri mi sono armato di carta di credito e sulla strada di ritorno dal lavoro sono passato da Future Shop, il MediaWorld di noialtri, nome diverso ma molto molto simile alla catena italiana. Ebbene, ovviamente il modello accuratamente selezionato non era disponibile, ma ormai la carica era troppo forte e così mi sono ritrovato a girare tra gli scaffali alla ricerca di una valida alternativa, pur senza l’ausilio dell’indispensabile Internèt. I miei occhi finalmente sono caduti su un Lacie Porsche, disco fisso esterno con la medesima capacità di 500GB, design di marca ed un prezzo leggermente inferiore. Per una volta ho deciso di buttare all’aria quella maniacalità da nerd che poi mi viene puntualmente rinfacciata e di comprare gli oggetti come fanno tutti, affidandosi alla prima impressione e a quel pizzico di piacere che si prova a cedere ai propri istinti. Carta di credito alla mano ho pagato, concedendo anche un’ultima gratificazione all’impulsività acquistando una palla blu molliccia fatta di gel che stazionava pigra di fianco alla cassa. Tra pigri ci siamo intesi. A casa però, una volta scartato l’involucro del disco Lacie, mi sono trovato con un rumorosissimo mostro che sì mi consentiva di tenere una enorme audioteca ma mi costringeva anche ad ascoltarla continuamente a volumi inaccettabili pur di coprire il ronzio emesso dall’apparecchio. Probabilmente l’hanno chiamato Porsche per un motivo molto preciso. Ebbene per una volta nella vita ho deciso che l’accaduto non era accettabile e che non avrei avuto un frullatore di fianco alle orecchie, ho nuovamente impacchettato tutto, tirato fuori dal cestino lo scontrino e mi sono preparato ad affrontare il Customer Care, famigerato reparto di ogni grande magazzino. C’è da dire che il disco è stato utilizzato per soli dieci minuti e poi è stato imballato nella confezione originale che alla fine differiva da quella sugli scaffali solo per la mancanza del cellofan, ma confesso di essere rimasto un po’ stupito quando la gentile signorina allo sportello, dopo qualche minuto di controlli, mi ha riaccreditato l’intero importo dello scontrino sulla carta di credito scusandosi per l’attesa. Il prodotto non mi ha soddisfatto, ma di certo da domani, con la sicurezza di poter recuperare i miei denari entro trenta giorni dall’acquisto, sarò molto più tranquillo a spendere da Future Shop. E ho una splendida palla blu molliccia a ricordarmelo.

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