“In the bush!” risponderanno in coro i miei piccoli lettori italiani. Ma settimana scorsa me ne sono successe di cotte e di crude tanto che avrei bisogno di un intero giornalino di Gian Burrasca per scriverle tutte. Quindi non lo farò. L’ultima che ho combinato risale proprio a questa sera ed è l’essere riuscito a vedere tutte le tre ore de “La dolce vita” di Fellini e di essermelo pure fatto piacere. Da non credere. Sinceramente dopo l’ultima volta, quando mi ero addormentato alla fine della prima ora, stroncato dal bianco e nero e dagli arcaismi, non avrei mai pensato di giungere alla fine senza un appropriato allenamento. Ieri sera ancora sono tornato a Cypress per una fortunatissima notte di neve e discese. La situazione metereologica non si prospettava particolarmente allegra visto che era da qualche settimana che non c’erano precipitazioni apprezzabili, ma proprio ieri oltre venti centimetri di fresca hanno scelto di posarsi sulle piste che mi hanno visto confidente protagonista di una tavola su cui ormai mi sento davvero a mio agio. E sto anche acquistando quell’abitudine canadese di evitare i percorsi battuti per favorire le piste nascoste in mezzo agli alberi o separate dalla civiltà da cartelli che minacciano ogni sorta di sventura per chi osasse superarli. Ho un po’ di cose per le mani, nuove. Mi sto facendo succedere eventi e situazioni interessanti. Sabato ho mangiato in un anonimo ristorante cinese con due colleghi, di cui uno giapponese, ed ho assaggiato il katà del cibo nipponico, altro che maki e sushi di salmone e tonno, mi è andata bene se non ho azzannato un pesce palla ancora gonfio. Ma forse ora lo saprei. Sempre sabato ho scoperto con entusiasmo di avere diritto ad un rimborso esagerato per le tasse canadesi del 2007 e qui dicono pure che gli assegni arrivano nel giro di un paio di settimane! Sto già meditando come sperperare tanto insperata sostanza. Sono quasi ansioso di compilare la dichiarazione. Mercoledì invece sono tornato al Commodore di Granville street per un concerto di musica celtica, quella fatta di violini e cornamuse, tacchi e chitarre. Oggi era San Patrizio e l’intero weekend è stato all’insegna di trifogli e cappelloni verdi un po’ ovunque, anche di domenica mattina alle dieci sotto le mie finestre con l’accompagnamento di una banda. E’ un po’ per questo che non sono riuscito a scrivere, per il poco tempo di farlo fisicamente, ma soprattutto la mancanza di qualche istante per pensare a cosa dire. Ed infatti anche adesso ne è venuta fuori questa passata di eventi. Ma non si diceva un po’ di tempo fa che questo sarebbe stato un buon segno? Tutto il resto lo tengo per me.

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