“Well, Dimitri. Every search for a hero must begin with something that every hero requires, a villain. Therefore, in our search for a hero, Belairiform, we created the monster, Chimera. “

Giorno di Pasqua a Vancouver, il tempo a la Google è mostly cloudy con 12 gradi, ma fuori dalla finestra è tutto sereno mentre le ultime luci naturali dell’ora legale si spengono lentamente. In questa stanza aleggia un sospetto odore di Sativa la cui origine non riesco ad identificare e di cui declino ogni responsabilità, anche se riesco quasi a sentirmelo addosso. Qualcuno sostiene che è simile all’odore emesso dalle puzzole, le stesse che ho sognato qualche settimana fa in una vicenda troppo inquietante per essere raccontata. La colonna sonora di oggi, tra uova di cioccolato e carpaccio di salmone sono stati Massive Attack e Balkan Beat Box, mentre la casa è stata ripulita più a fondo del solito per un fortissimo stimolo per mi è sopraggiunto chissà da dove.

La citazione del Dr. Nekhorvich di Mission Impossible II è un’inside joke dei tempi della biblioteca di fisica tecnica che mi è tornata in mente oggi rivedendo l’attore che interpretava lo scienziato russo che faceva una pessima fine nei primi minuti del secondo capitolo delle avventure dell’agente Ethan Hunt. Per una furiosa e confusa associazione di idee sono entrato in possesso di “The Profit”, non ufficiale e pluricensurata cronistoria della vita di Ron Hubbard e della chiesa di Scientology, su cui mi sono informato più approfonditamente dopo la visione. Proprio a partire da qui pensavo che Mission Impossible II è stato uno dei primissimi film che ho visto in DivX ormai diversi anni fa e riflettevo su quanto abbia contribuito la diffusione di Internet all’abbattimento delle censure e a rendere effettivamente reale la libertà di espressione e informazione. Ancora mentre facevo la cacca mi è tornato in mente Napster il cui nome mi suona ormai strano alla pronuncia ma di cui i più giovani nemmeno sono al corrente dell’esistenza, accecati da webcam, Facebook, Youtube e Germano Mosconi.

Sfilano i titoli di coda della giornata, sulla colonna sonora dei Firewater saluta tutti Jack Bauer con qualla sua unica espressione facciale, camera mia a Milano vista in un francobollo sullo schermo ed ancora riconoscibile nei suoi tratti caratteristici, due chiamate non risposte e una risposta nel sonno, l’ultima pastiglia della lavastoviglie e quell’odore strano che invade la casa dopo il lavaggio, gli orsi bianchi che entrano dalla finestra del solarium dimenticata aperta chissà quanti giorni fa, il riscaldamento troppo caldo o troppo freddo e l’ultima Granville Lager che accompagna il carpaccio di salmone appena scongelato. Domani è pasquetta, ma la gita fuori porta la farò in ufficio.

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