Ormai sono mesi che vivo così lontano dal plasticato mondo di cartapesta del reparto vendite che, quando oggi inaspettatamente è giunta una email da parte di una di quella persone che ha innalzato il biglietto da visita a fede, mi ha suscitato un sorriso invece che la solita smorfia di disgusto. Perchè alla fine si può essere a Porta Venezia o a Canada Place ma tutto lascia deporre che lo stereotipo del venditore, o del commerciale come essi stessi amano definirsi con aria seriosa, sia sempre inesorabilmente il medesimo. La mail dall’inglese sconclusionato farcito di neologismi da serie TV a larga diffusione lo ha confermato senza lasciare adito a dubbi. Per motivi ben oltre la mia comprensione hanno in comune con i preti da parrocchia un ossessionato interesse per la tecnologia pur non capendone assolutamente nulla e non facendo nulla per cambiare la situazione. Perchè quando c’è da studiare, in qualsiasi declinazione l’attività si presenti, c’è altro di più importante da fare. Non risparmiano dunque di citare tutti quei termini della pagina dei gadget su Focus che suonano tecnici solo ai profani, ostentando quell’aria di intesa di chi parla con conoscenza di causa. Collezionando stralci delle loro comunicazioni si potrebbe redigere un nuovo Bingo delle cazzate ogni settimana senza il pericolo di ripetersi. Adoro quando mi viene richiesto di “sincronizzarmi” con qualcuno, nemmeno facessi parte della squadra olimpica di nuoto, o meglio ancora di “fasarmi” la cui interpretazione lascio in compito ai lettori. Dire “mettersi d’accordo” come il resto della popolazione può effettivamente sembrare degradante a chi ha già un po’ la coda di paglia. D’altra parte, a pensarci bene, non deve essere facile vagare per il territorio con il proprio campionario cercando di farsi dare soldi, è la stessa cosa che pensavano quei poveri nordafricani che si aggiravano per le spiagge all’inizio degli anni novanta carichi di tappeti orientali da spacciare alle signore lucide di crema. Almeno questi avevano dalla loro il fatto di conoscere la merce, certo nell’era del boom tecnologico e di Internet non è facile usare la stessa tecnica per vendere parafanghi e astronavi, senza avere la minima idea di cosa siano gli uni e le altre. Gli stessi che sono nati vendendo il Folletto adesso girano impettiti distribuendo biglietti da visita con altisonanti titoli anglofoni, ma se l’aspirapolvere fa cadere i peli al lupo, il vizio resta tutto avvolto in tailleur da sfilate di Dolce e Gabbana e scarpe a punta lucide come gli occhiali da sole ed il sorriso Mentadent. Vu cumprà?

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