“Oh-oh-internet, dannata internet, col motore di ricerca puoi arrivare dappertutto, anche dove non volevi, W-w-w-w-w dannato www, se sapevo prima che facevi questi danni, non nascevo proprio adesso.”

Mi ricordo le prime mail indesiderate che hanno raggiunto la mia casella di posta alle fine degli anni novanta, quando Google era appena nato e tutti usavano Windows 98. L’e-mail era uno strumento ancora relativamente recente e tutte le comunicazioni attraverso quel mezzo avevano con sè un’aria di sacralità che certamente rendeva più semplice a chiunque far passare per vere le più improbabili storie e per affidabili i più sospetti siti di commercio elettronico. Le tecniche degli spammer erano più rozze, ma potevano fare presa su vittime ben più ingenue ed affascinate dalla novità di quelle attuali, disilluse e spesso stressate dalla pressione tecnologica. Ed il volume di fuoco del fenomeno era decisamente nei limiti dell’accettabile, ricordo quando mi scandalizzavo per due o tre email di pubblicità alla settimana, contro le centinaia al giorno che arriverebbero oggi. Poi è arrivato il phishing, una più avanzata tecnica di raggiro che fa ancora più leva su quella innata fiducia che l’essere umano naturalmente ripone in quello che vede e che legge. Mentre il traffico di posta indesiderata guadagnava sempre maggior percentuali del traffico totale -oggi, a seconda dell’allarmismo e dell’interesse della fonte, si stima che tra il 70% e il 95% delle mail che viaggiano su Internet appartengano a questa categoria- hanno cominciato a diffondersi i metodi di difesa che con il passare del tempo si sono trasformati da insiemi di semplici regole a complessi software. L’ultima tendenza del fenomeno si allinea sulla direzione di evoluzione dei servizi online del cosiddetto Web 2.0 verso una personalizzazione assoluta. E gli ultimi tentativi di phishing non sono più spari nel mucchio che contano sulla legge dei grandi numeri per ottenere qualche risultato, ma ritagliano la truffa su misura per la vittima basandosi sulle informazioni di essa già pubblicamente disponibili. Questo rende i messaggi da una parte ben più credibili e più probabilmente efficaci, dall’altra più difficilmente identificabili dalle tecnologie di difesa che si basano sui grossi volumi e sulle caratteristiche comuni dei contenuti. L’unica soluzione è la fuga o il pianto. O entrambi, anche se fuggire mentre si piange è pericoloso e quindi personalmente lo sconsiglio.

Certo, con Sloweb tutto questo non accadrebbe. Ma qui tutti vogliono correre con le mani in tasca e poi si lamentano quando si rompono i denti sull’asfalto.

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