Dal Corriere odierno: “Dieci giorni di arresto e una multa di quaranta euro. È questa la condanna decisa dal giudice Paolo Salvatore per un trentenne di Mandello del Lario (Lecco). L’accusa? Aver guardato con troppa insistenza una donna che si trovava nello stesso scompartimento del treno. Stando alla denuncia della diretta interessata, una signora 55enne, quegli sguardi sarebbero stati così insistenti e impertinenti da costituire una molestia.”

In questo assurdo ed incredibile avvenimento di cronaca ci sono una marea di aspetti non immediati da considerare che possono rendere l’evento ancora più assurdo di quanto già non sia a prima vista. Innanzitutto non mi è assolutamente chiaro secondo quale legge sia possibile condannare un cittadino a giorni di arresto per aver osservato, pur insistentemente, qualcuno. I lettori del blog eruditi in materia giudiziaria indubbiamente mi ricorderanno che parte del compito del giudice è l’interpretazione delle norme esistenti non l’applicazione becera delle medesime, ma in questo caso ho la sensazione che si sia andati ben oltre il dovuto. Oltretutto la condanna può costituire da oggi un valido precedente e qualsiasi malato mentale che pensi di essere osservato riterrà di avere diritto all’intervento della giustizia in difesa di una presunta privacy violata. Dopo un altro paio di questi casi sarebbe necessario cominciare a munirsi di paraocchi, occhiali scuri o andare in giro provvisti di una cabina portatile, in modo tale da non rischiare di guardare nessuno troppo insistentemente e scampare una condanna certa. Oltre lo scherzo, il mio stupore è più che altro causato dall’evidente sforzo profuso da entrambe le parti per evitare una conclusione amichevole dell’incidente. Credo che una causa in tribunale, per quanto poco importante o di breve durata, sia una seccatura per chiunque e, anche solo per risparmiarsi la noia e i fastidi, spessissimo si ricorra a patteggiamenti, formali e non. Per arrivare a questo punto la signora deve avere impugnato la questione con una veemenza ingiustificata che fa pensare a ben altri moventi che la semplice molestia e il giovanotto deve essere stato così cafone da non aver nemmeno chiesto scusa, come si dà ragione ai matti, davanti ad un evidente caso di instabilità psichica. Il fatto che la scena si sia svolta su un treno in transito tra Sondrio e Milano può solo farmi pensare alla tensione nervosa e all’esasperata insofferenza di cui tanto sembra soffrire il popolo lombardo.

Aggiungo due righe dopo aver letto i commenti delle mie due lettrici preferite. Non metto in dubbio che ogni donna soffra nel momento in cui si sente aggredita, sia che l’aggressione comprenda contatto fisico o meno, sono assolutamente d’accordo con voi che non è necessario alzare le mani per ferire e basta molto meno per umiliare una persona, comprendo i vostri timori e mi dispiace che viviamo in una società che non protegge a sufficienza le proprie donne. A mio parere però è importante distinguere ciò che è a tutti gli effetti una violenza e quello che può essere percepito come tale ma forse altro non è che forte timore che la violenza possa avverarsi. Onestamente credo che a chiunque, uomo o donna, sia capitato di sentirsi intimidito da persone o situazioni e di percepire pressione e paura non tanto facilmente allontanabili. Da qui a giustificare procedimenti penali sulla base di qualcosa che dipende fortemente dalla personalità di entrambi gli attori ne passa, se fossimo in un paese che persegue le cattive intenzioni probabilmente sarebbe ben peggio di qualsiasi aggressione. Ciò detto se qualcuno vi infastidisce parlatene con don Mushello che ci pensa lui a proteggervi :)

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