I giorni del buio alle tre di pomeriggio e dell’aria costantemente densa di umidità stanno lentamente finendo, mentre la primavera canadese incede, quest’anno un po’ in ritardo rispetto al solito, dicono i ben informati. In questa inspiegabile passione per le cronache metereologiche i vancouveriti ricordano per certi aspetti i loro avi britannici che hanno incorporato come parte del loro carattere uno dei temi più noiosi noti all’umanità. Ma, come in tutte le lande oltre un certa latitudine, l’arrivo della stagione calda è molto di più di un fatto climatico, rappresenta una sorta di rinascita, il ritorno alla vita dopo il letargo invernale, pur costellato di imprescindibili attività montane nella neve. In fondo Vancouver, a dispetto della propria skyline così futuristica e fitta di grattacieli, ha mantenuto un carattere ed una personalità per tanti versi simili ai piccoli centri dell’entroterra. E molti degli abitanti, pur vivendo in stretti appartamenti a diverse decine di metri dal suolo, non esitano ad indossare un paio di scarponi da montagna e partire di domenica mattina presto con uno zaino in spalla alla volta di uno degli innumerevoli siti naturali a breve distanza dal centro città. Molti degli autentici autoctoni che conosco trascorrono ormai la maggior parte dei fine settimana presi tra passeggiate e arrampicate in montagna, lunghe pagaiate in canoa e kayak nei corsi d’acqua circostanti, pratiche di sport esotici di cui non mi azzardo a chiedere ulteriori dettagli, o nei casi più pigri infinite camminate nei parchi o itinerari in bicicletta. La temperatura è perfetta, caldo al sole ma non troppo da sudare o scottarsi, fresco all’ombra ma non da tremare tanto da dover indossare giacche pesanti, umido ma senza l’afa da cui sono felicemente fuggito. Finalmente, dopo otto mesi di permanenza in British Columbia è arrivato il momento di godere del periodo migliore dell’anno.

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