Oggi è il 25 aprile e come ogni anno la cagnara impazza sui quotidiani che rivangano ogni volta le stesse questioni, le stesse polemiche, gli stessi vecchi discorsi, e danno voce a tutti coloro che di questa ricorrenza vogliono appropriarsi per i loro scopi personali. Ma che cosa significa davvero il 25 Aprile? Onestamente ho l’impressione che, per chi ogni anno tira fuori dall’armadio la bandiera e scende in piazza a gridare gli stessi slogan dell’anno prima e dell’anno prima ancora, sia diventato un po’ come il Natale o la Pasqua. Tutti si scambiano i regali sorridendo, rompono le uova di cioccolato, ma nessuno si ricorda perchè e in fondo nemmeno è interessato ad andare a riscoprirlo. Il 25 Aprile è la festa della liberazione, l’anniversario della conclusione della resistenza italiana e a tutti gli effetti la demolizione della dittatura e dell’occupazione tedesca. Fine. Chiunque dica altrimenti o cerchi di attualizzare la ricorrenza millantando diritti intellettuali di questa o quell’altra fazione nel tentativo di portare acqua al proprio mulino ne storpia il senso e ne infanga la memoria. E’ la festa della democrazia, dell’indipendenza e della pace in quanto fine della guerra, questi valori appartengono a tutti i cittadini italiani senza distinzione alcuna. Trovo imbarazzante che ogni anno si debba intavolare la polemica su chi vanti il diritto di partecipare o che essa diventi occasione per veicolare messaggi che non hanno alcuna attinenza con il momento storico che celebra. E quest’anno mi dispiace constatare che Beppe Grillo, con cui peraltro condivido molte opinioni sulla situazione attuale, abbia scelto proprio questa data per il suo V-day. Oggi ricordiamo la liberazione di sessantatre anni fa, da domani, forti dei successi del passato, possiamo cominciare a mettere in atto una nuova resistenza e forse un giorno avremo una seconda festa della liberazione.

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