Così recitava il ritornello di una indimenticabile canzone di Elio e le Storie Tese risalente a diversi anni fa. Tutti in qualche misura lo sono, anche senza volerlo. L’abitudine, i gesti ripetuti, i riti di ogni giorno non sono altro che un modo semplice per il cervello di alleggerire il carico di lavoro. In fondo anche lui è un sultano. Ad esempio, invece che escogitare ogni mattina un nuovo percorso per raggiungere l’ufficio seguo esattamente quello del giorno prima. So che il martedì fanno il Masala Chicken in Howe ed ogni martedì vado li. Un giorno ho visto schiacciare il bottone che chiude le porte dell’ascensore e da allora lo faccio anch’io ogni volta meccanicamente. Sono piccole azioni che il nostro formidabile cervello considera parte dell’esperienza acquisita e di cui non mette più in discussione la validità per dedicarsi ad altri compiti meno ripetitivi e che più richiedono ingegno, creatività, immaginazione. Ora però io credo che il cervello sia il giocattolo più divertente che si possa avere per le mani ed ogni tanto prenderlo un po’ in giro sia un passatempo eccezionale. Provare ad esempio a pensare a tutte le azioni che eseguiamo periodicamente in modo inconsulto, senza pensarci, per abitudine. Alla mattina, quando vado in bagno la prima cosa che faccio è accendere l’acqua della doccia, per consentirle di scaldarsi mentre io faccio altro. E non mi lavo i denti mai prima di essermi messo le lenti a contatto. In ufficio ho tre strade diverse per raggiungere l’ascensore dalla mia scrivania, eppure, nonostante la distanza sia grosso modo la medesima, seguo sempre la stessa a meno che non mi forzi altrimenti. Il tragitto che percorro tra gli scaffali del supermercato è sempre lo stesso, qualsiasi cosa io abbia intenzione di comprare. Quando torno a casa appena entrato in casa accendo il pc, così mentre si avvia ho tempo per andare in bagno, mettere in ordine la spesa o levarmi la giacca. Prendo sempre le uova dalla scatola da sei nello stesso ordine e le rompo nello stesso punto del bordo della padella. E non mi metterò qui a descrivere altre abitudini ben più imbarazzanti.

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