Mi limito il più possibile, ma di quando in quando non riesco a trattenermi e devo lasciar fuoriuscire qualche pensiero a proposito di quel campo che fino a dieci anni fa veniva definito “informatica”, ma che ora non è più tanto facile definire con esattezza, da quando i markettari si sono impossessati del nostro lessico. Ora, è da diversi anni che mi interesso al settore, sia nell’ambito dei lavori che ho svolto, sia per passione personale e le caratteristiche del modello evolutivo che si osserva non credo abbiano analoghi in alcuna altra tecnologia. Il software, l’hardware, la connettività sono in continuo apparente mutamento e danno l’illusione di crescere in qualità ed offerte ad un ritmo ineguagliato. Se in altri settori si procedesse a questo passo probabilmente avremmo le automobili volanti e i viaggi alla velocità della luce. Ma non è tutto oro quello che luccica, e guardando oltre gli altisonanti annunci dai quali siamo nostro malgrado bombardati, anche la crescita del settore dell’informazione e comunicazione è ben più lenta di quanto possa sembrare. Molte di quelle che vengono presentate come innovazioni non sono altro che piccoli miglioramenti di caratteristiche già esistenti, in alcuni casi addirittura correzioni ad errori precedentemente commessi. E certamente il consolidamento delle tecniche di comunicazione e pubblicità nel corso degli ultimi vent’anni è andato a braccetto con un settore relativamente nuovo e non maturo, un ottimo candidato per un ritocco dell’immagine. A prescindere dai sensazionali annunci e dalle novità urlate ed appese, nell’ambito quotidiano casalingo che cosa è possibile fare oggi con un pc che non fosse possibile cinque anni fa? Onestamente non saprei. Oggi ho un portatile al cui confronto il pc di cinque anni fa sarebbe sembrato una calcolatrice, eppure, proprio come nel 2003, consulto la posta, visito i siti, chatto con gli amici su MSN, guardo i film e ascolto la musica. Esattamente allo stesso modo, spesso usando le stesse applicazioni. E’ come se avessi comperato un’auto nuova che fa esattamente le stesse cose di quella vecchia, ma è più cara. Astuto eh? In realtà astuto è chi mi ha indotto a farlo. E non si creda che l’esempio casalingo sia un caso a parte, perchè spesso in ambito aziendale e produttivo la situazione non è differente e ad un continuo aumento di complessità e di conseguenza costi non corrisponde quasi mai un adeguato ritorno in funzionalità. Siamo continuamente subissati di strumenti di cui non abbiamo bisogno e forzati ad utilizzarli da un sottile ma continuo lavaggio del cervello. Il famoso tema della creazione del bisogno, onnipresente fil rouge del capitalismo tecnologico.

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