E’ da un po’ che sto meditando di fare un tentativo con lo skydiving, ma non ho ancora trovato una motivazione forte a sufficienza da spingermi verso una attività potenzialmente letale. Essenzialmente si tratta di buttarsi da un aereo a svariate migliaia di metri di quota per poi usare un paracadute per rallentare la discesa quando il suolo comincia a farsi troppo vicino. Definizione nuda e cruda. Sembra facile e divertente. E lo è di sicuro. Soprattutto pensando al fatto che probabilmente volare è uno dei sogni dell’uomo da sempre. Freud ha una sua interpretazione della cosa, ma non aggiunge granchè al bilancio complessivo. Ebbene questa idea di scaraventarmi nel vuoto mi frulla nella testa da un po’, più o meno dalla prima settimana in cui sono arrivato qui quando un gruppo di colleghi si è organizzato per andare. Allora era troppo presto e avevo altri pensieri per la testa, ma ora sto guardando con interesse al progetto. Razionalmente il problema è più che ovvio: il rischio è che il paracadute non si apra e che un bellissimo volo abbia poi un epilogo meno felice. Ovviamente l’evento non è probabile, ma non è nemmeno raro come vincere ad una lotteria, tant’è che proprio oggi mi è capitato sotto gli occhi un caso. Ecco se il paracadute non si aprisse la giornata di sport sarebbe decisamente rovinata. Ebbene, anche a questo, cari lettori, ho trovato un’ottima soluzione. L’idea è di andare a lanciarmi nel cielo un giorno in cui sono tristissimo, non capita da qualche anno ma non perdo la speranza. Ebbene, se non capita nessun incidente torno di certo a casa di ottimo umore, se il paracadute non si apre, beh pazienza, tanto era una brutta giornata comunque..

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