A distanza di circa un anno dalla mia precedente avventura con un Mac, rieccomi alle prese con uno di questi sgargianti frutti del design di Cupertino. Sorprendentemente non sono entrato in possesso di un portatile come l’ultima volta, ma l’oggetto ha sicuramente più caratteristiche di portabilità del precedente che ne portava il nome (ed il prezzo). Oggi è stato consegnato il Mac Mini che mi consentirà di estendere il patrimonio di conoscenza anche sulla piattaforma più “in” degli ultimi anni. C’è da dire che come sempre il packaging assolve il suo compito in maniera egregia ed anche uno come me che certo non tratteneva il fiato in attesa del nuovo gadget non ha potuto esimersi da osservare piacevolmente incuriosito il borsino bianco che è comparso sulla mia scrivania. Il Mac Mini non è nient’altro che un mattoncino bianco, senza monitor nè tastiera, più portatile di qualsiasi portatile, è più trendy di qualsiasi espadrilla. Per scacciarne il potenziale attrattivo l’ho subito riposto sotto la scrivania dove non possa subire sguardi indiscreti. Ma la verità è che lo umilio perchè lo temo. Ho un terrore dannato di trovarmi anch’io tra sei mesi a portarmi l’iBook da Starbucks e fare finta di essere non so quale artista ribelle forte del mio Mac e del risaputo fatto che i geni non perdono tempo con nulla che non abbia una serigrafia di una mela mangiucchiata. Temo fortemente di trovarmi anch’io a perdere l’uso del secondo dito del mouse, premere mela-C per copiare e mela-V per incollare come se avessi tra le mani un gioco pedagogico della Clementoni. Mi si rizzano i capelli in testa ad immaginarmi ad armeggiare con quel telecomandino incluso in tutti i computer Apple e che il 90% dei macchisti perde nella prima settimana, o scandalizzarmi perchè tutti i siti che visito quotidianamente hanno un problema diverso con Safari, o ancora cercare di spiegarmi perchè tra tutte le scelte possibili ho optato per quella più cara. Ma succederà, è solo questione di tempo.

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