Una persona che stimo molto ha usato oggi questo stesso titolo sul suo blog a proposito di quello che viene comunemente chiamato “accanimento terapeutico” che Wikipedia illuminatamente definisce come “applicazione di tecniche mediche che prevedono l’uso di macchinari e farmaci al fine di sostenere artificialmente le funzioni vitali di individui affetti da patologie inguaribili e tali da determinare la loro morte in assenza dell’impiego di tali tecniche”. Tutto è cominciato con l’evoluzione della medicina e della tecnologia, croce e delizia del genere umano. Certamente, anche solo cento anni fa, accanirsi era possibile ma i risultati non sarebbero stati apprezzabili come oggi e tenere in “vita” un individuo in condizioni critiche era semplicemente impossibile. Poi è diventato possibile e spesso “possibile” viene interpretato come “preferibile” senza troppe domande, come se la possibilità stessa fosse in grado di legittimare. Ed infine sono giunte le polemiche e i romanzi a puntate su giornali e riviste che si permettono di disquisire su perchè staccare spine o perchè non farlo, trattando la vicenda come chiacchera da piazza. La verità è che alcune spine non dovrebbero neanche esistere e la loro presenza è una continua dimostrazione che la medicina attuale non è in grado di prendere coscienza dei propri limiti ed umilmente accettarli, come si è sempre fatto in passato. La vita è sacra e su questo non metto bocca, anzi sottolineo che la vita è sacra per intero, dall’inizio alla fine, e la fine non è meno sacra dell’inizio. Lasciare che la natura svolga il suo corso è rispettare la vita, non disprezzarla. Quindi se un giorno dovessi ridurmi ad un mollusco, cozza o vongola che sia, ricordatevi di non attaccarla nemmeno quella spina, anche l’ambiente ve ne sarà riconoscente.

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