Era una estate di diversi anni fa, a occhio direi tra i quindici e i venti, ma è difficile definire più precisamente. Si era in vacanza in Spagna come ogni estate a quei tempi. Passavamo il mese di agosto in un piccolo paesino sulla costa a sud di Valencia. Quel giorno tutta la famiglia era ospite presso la casa al mare di amici. Per qualche segreto accordo tra le signore il pranzo era all’insegna dello scambio internazionale di segreti culinari e la mamma era alle prese con un risotto alla milanese con tanto di cipolle e zafferano. Una volta pronto il piatto era apparso sul tavolo tra le ovazioni degli astanti incuriositi e ciascuno se ne serviva una parte. Una volta che il figlio maggiore dei nostri ospiti se ne fu servita una porzione, vi aggiunse una montagna di sugo di pomodoro rovinando completamente il piatto. A quel punto, indignato, mi rivolsi alla mamma denunciando il fatto, ma ormai non c’era più molto da fare.

Ora, per quanto questo evento sia interessante, sono estremamente curioso di capire perchè la mia memoria abbia deciso di mantenere vivo questo ricordo fino ad oggi ed eliminarne molti altri. Che cosa ha fatto in modo che quello specifico pomeriggio avesse un posto nel mio cervello per tutto questo tempo? In fondo non è successo nulla di eccezionale o degno di nota. Comprendo che il cervello sia sicuramente costretto a selezionare quali parti delle nostre quotidiane esperienze trasferire dalla memoria a breve termine a quella a lungo, e sicuramente alcuni dei criteri di selezione sono la rilevanza e la rarità delle esperienze. Per questo è quasi impossibile ricordarsi della colazione del 2 Giugno 2006, ma di sicuro ci si ricorda della finale dei mondiali. Nonostante questo alcuni episodi, come quello che ho descritto, sembrano sfuggire a queste regole. Perchè? E perchè confondo sempre Montreal e Montevideo?

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