L’ombra della salmonellosi allunga pericolosamente le sue puzzolenti propaggini sul continente nordamericano. Da circa due mesi si riportano casi di infezione in seguito a quella che si suppone ormai essere un’epidemia diffusasi ampiamente in Texas e New Mexico, ma che ha causato vittime un po’ ovunque da questa parte dell’oceano. E ormai, complice l’allarmismo tipico di questi casi, i pomodori sono assolutamente introvabili. Il gustoso ortaggio rosso è sparito dai banconi dei supermercati, della ceste dei fruttivendoli e perfino dai menu dei ristoranti. Alcuni fanno addirittura finta di non averne mai sentito parlare e non intingono neppure le patatine nel ketchup. Eppure la salmonellosi ha tutta l’aria una divertente digressione dalla normale noia di tutti i giorni e presenta i sintomi di quelle intossicazioni alimentari che tanto vengono usate come scuse per stare a casa dal lavoro per un giorno o due. Cosa c’è di più divertente di provare una vera intossicazione alimentare, con tanto di aerofagia, vomito e diarrea alternata a stitichezza? Altro che il solito banale raffreddore. A parte gli scherzi l’evento ha un retrogusto conosciuto di febbre aviaria e sta già avendo analoghi effetti su chi della vendita di pomodori vive. La mia indole cospirazionista mi suggerisce che febbre aviaria, mucca pazza e salmonella nei pomodori non siano altro che metodi più o meno naturali di regolazione interna del mercato alimentare.

Mi chiedo solo cosa potrò fare ora di quel pomodoro che ho in frigo da un mese. Sarà ancora della partita sana? E sarà ancora commestibile dopo un mese nel mio frigo? Ma soprattutto potrò abbinarlo all’insalata che staziona sul piano inferiore da febbraio?

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