Romania mia, Romania in fiore. Abbiamo rischiato per un pelo di prenderle di santa ragione da quegli zingari che i nostri media bistrattano in continuazione. Oggi più che boria ha potuto la disorganizzazione e il terrore di essere sbattuti fuori dopo due giornate, come gli ospiti Austria e Svizzera. Solo Buffon ci ha preso per la collottola e tenuto dentro. E invece, dopo venerdì 13, possiamo giocare anche martedì 17 con il batticuore e quella speranza che più è fievole più fa male. Certo, davanti ai successori di Hagi c’è stata anche un po’ di sfortuna e qualche errore arbitrale, ma non credo di esagerare se scrivo che il pareggio è un risultato giusto per come le squadre si sono affrontate. Strategie diverse, pressioni diverse, ma occasioni pericolose da entrambe le parti. Peccato che per stare un po’ più tranquilli la prestazione che ci serviva era completamente diversa: più ordine, determinazione e soprattutto concretezza. E invece, dopo tanti anni che lo si ripete, la nazionale italiana resta sempre un’allegra comitiva di prime donne che pensano più a se stesse che a procedere nel torneo. Tiri angolatissimi senza alcuna speranza, punizioni in tribuna e dribbling decisamente velleitari, tutto pur di dare un po’ di spettacolo, anche a costo di farlo ancora per una sola giornata. E martedì, dando per scontata una per nulla scontata vittoria contro una Francia che ci odia dal profondo, dovremo anche tenere un occhio sull’Olanda e sperare che i ragazzini che metteranno in campo siano in grado di contenere i rumeni che noi non siamo stati in grado di contenere. Questo senza tirare in ballo alcun tipo di cinico calcolo degli uomini di Van Basten che si spera sia ancora buon amico di Donadoni. Ma forse, visto che non vinciamo dal 1968, consideriamo l’Europeo una competizione minore, come la Coppa Italia per intenderci, e preferiamo lasciarla agli altri. Se così fosse almeno andiamocene con dignità portando con noi anche la Francia. Muoia Sansone con tutti i Filistei.

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