Fine della pista. Nella maniera meno umiliante anche se ci sarebbe stato da vergognarsi a raggiungere le semifinali allo stesso modo. 120 minuti non ci bastano per fare fuori gli uomini di Aragonès che, con tutto il rispetto per lo schieramento iberico, non sono sembrati imbattibili, seppure agguerriti e ben organizzati. Il bel gioco che hanno mostrato, unito all’impeccabile ritmo che hanno impresso allo scontro non hanno potuto sopperire alla inferiorità tecnica dei singoli che non sono riusciti a sfondare la porta di Buffon prima dei rigori. Villa e Torres segnino pure fiumi di gol alle difese inferiori, ma con noi la musica è diversa. Purtroppo parte dello stesso discorso si applica ai nostri che, seppur superiori tecnicamente agli ispanici, non hanno saputo sfruttare questo fattore a loro vantaggio e castigare la Spagna per i diversi errori difensivi commessi. Nota di demerito a Toni che non ha fatto altro che confermare le prese in giro delle ultime settimane e ha sprecato una quantità di occasioni sotto porta da fare inorridire chiunque. Demerito va anche a chi, vista la giornata negativa, non lo ha sostituito per tempo con qualcuno di più efficace e lo ha lasciato li con i suoi baffetti a cercare sempre con medesimo schema un gol di testa che non sarebbe mai potuto arrivare. Alla fine, visti i quattro match finora disputati dagli Azzurri e dalle Furie Rosse, queste ultime hanno meritato ampiamente di più il posto nelle prime quattro e ci hanno evitato l’imbarazzo dell’ennesimo calcio nel sedere dalla fortuna che tanto spesso in passato ci ha tirato fuori d’impaccio. Fine dell’Europeo dunque per questa italietta, ombra di quella che ci ha fatto sognare due anni fa, sempre penalizzata da quelle convocazioni forzate dei baroni della nazionale. Chissà forse in Sudafrica riusciremo a liberarcene una volta per tutte.

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