A Vancouver esiste un mestiere unico, seppur non sempre riconosciuto, il binner. La traduzione che potrebbe essere azzardata è “bidonaro”, ma il fascino del binner canadese è difficilmente traducibile. Si tratta di individui spesso in condizioni economiche non proprio agevoli per svariati motivi che si aggirano per la città con enormi sacchi o carrelli ricolmi di contenitori vuoti quali lattine, bottiglie e simili. E’ facile individuarli nelle strade per le dimensioni del bagaglio che si portano appresso e per la famelica passione con cui si avventano su bottigliette lasciate in giro dai pochi maleducati o svuotano cestini alla ricerca delle medesime. Da qui il termine binner. Lo scopo dell’operazione è presto spiegato. Da queste parti quando si acquista una bevanda una percentuale del prezzo è costituita dal cosiddetto “vuoto”, ossia il contenitore stesso che, se restituito, riscatta il proprio seppur basso valore. In alcune parti d’Italia ho visto lo stesso sistema, ma forse Milano è sempre stata troppo fighetta per adottarlo e recuperare pochi centesimi sembra roba da barbùn. Ad ogni modo i binner si recano dunque nei vicini supermercati e si aggiudicano la propria ricompensa per i vuoti restituiti. In tale modo, non solo si procacciano denaro per vivere e spesso per farsi di crack, ma soprattutto contribuiscono a mantenere la città pulita e favoriscono il riutilizzo degli involucri altrimenti sprecati. Certo, i binner non sono esattamente un tipo di fauna che abbellisce le città ma, imparando a conoscerli, li si riesce anche ad apprezzare per la costanza e per il servizio che offrono in cambio di un modico profitto esentasse subito reinvestito nella microcriminalità. E qualcuno che ha una finestra che dà su una via secondaria, le cosiddette “alleys”, potrebbe quasi pensare di creare una BinnerCam per dare a tutti la possibilità di godere di questo spettacolo unico di Vancouver..

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