I primi dettati erano un vero incubo. Non tanto perchè fossero difficili ma perchè noiosi. La maestra scandiva lentamente le parole di un testo senza senso mentre una classe di poveri bambini in silenzio faceva ballare una incerta penna sui fogli di carta. Addirittura in prima elementare dai barnabiti era stato prescritto l’uso della stilografica in quanto, secondo qualche polverosa teoria abbracciata a due mani dal corpo docente, sembrava che abituasse meglio la mano dello studente. Peccato per le macchie di inchiostro ovunque e le decine di pennini rotti per la troppa pressione. I nonni avrebbero dovuto aspettare ancora qualche anno a concedere le preziose penne dei loro tempi ai nipotini. Era il periodo in cui dicevo che odiavo scrivere a tutti quelli che osavano chiedere. Allora la domanda di rito era se preferissi scrivere o fare di conto e per me non c’era paragone, i numeri erano molto più brevi da scrivere di una intera frase e dunque li preferivo di gran lunga. L’unica seccatura era scrivere la risposta ai problemi che per qualche motivo doveva essere specificata per intero: “le mele che Pierino ha, dopo aver regalato metà del suo cesto alla nonna e averne mangiato una, sono tre”. Come per ribadire che allo scrivere non si sfuggiva, neanche col trucco dei numeri.

Oggi è più facile. La mia scrivania al lavoro non ha avuto una penna nel raggio di metri per mesi e non ne ho mai sentito la mancanza nemmeno per un momento. A parte una volta che abbisognavo di una punta per aprire un pacco ricoperto di cellophane. Qualsiasi cosa debba scrivere finisce su un computer e, nonostante non sia ancora capace di scrivere bene usando tutte le dita. la tastiera è decisamente il posto in cui i polpastrelli si posano più spesso. L’unica occasione in cui sono costretto a prendere in mano uno di quegli oggetti antichi che chiamavano penne è quando c’è da apporre una firma. E li sono guai. Che sia il conto del ristorante pagato con la carta, un polveroso modulo o un biglietto d’auguri, il problema è sempre lo stesso. Non so più scrivere. Il nome di solito riesce ancora bene, ma quello che prima era un bel cognome ben scritto per intero ora si riduce ogni mese di una lettera per lasciare posto ad una pigra rigaccia che sottintende il resto. Un giorno, senza accorgermene, la mia firma sarà solo una riga, anche la croce sarà troppo complessa.

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