Era un po’ che ci riflettevo, diciamo sei mesi. Non sono mai stato il fan numero uno dei dentisti, ma dopo aver scoperto che il mio collega si fa sedare per l’anestesia mi sono sentito un cuor di leone e lunedì ho preso appuntamento per oggi. La prima differenza con l’altro dentista che ho visto negli ultimi ventanni è che questo studio è situato in un centro commerciale. Ha la vetrina e tutto il resto come gli altri negozi e ogni tanto ci sono anche le promozioni. Due ablazioni del tartaro al prezzo di una, solo per questa settimana! E così via. Magari addirittura durante i fine settimana le famiglie ne fanno gradita meta, tipo le giostre o McDonald. Ma quest’ultima mi sembra più difficile. La seconda differenza è che stavolta non pago io. E questo è quel che conta. L’assicurazione aziendale copre quasi tutto e quindi ogni sei mesi un giro dal dentista lo farò di sicuro, anche solo per non sprecare tanto ben d’iddio. Appena entrato e seduto sulla temuta poltrona gli occhi mi cadono su un cartello che fa bella mostra davanti a me: “We cater cowards”. Segue una lunga lista di metodi per mettere a proprio agio i fifoni. Certo dopo averli umiliati pesantemente. E’ risultato subito chiaro che non avrei chiesto alcun aiuto, a costo di sopportare le pene più terribili. Fifone sì, ma coward ha tutto un altro suono. L’igienista mi si presenta con un sorriso, si chiama Jane, Jel, Jay, qualcosa con la J. Ma sorride sempre e quando le dico che sono italiano mi rassicura dicendo che i dentisti canadesi sono i migliori al mondo. Speriamo. Tempo di una manciata di lastre ai denti e due tiri salvezza contro cancro ed ecco che entra in scena il dottor Tom. Di origini europee e decisamente gentile. Mentre Jackie mi attacca gli auricolari e mi mette in mano un telecomando, Tom ribalta la poltrona e mi piazza gli occhi sul televisore al plasma che c’è sul soffitto. Bella idea ammetto. Ovvio che se due secondi dopo mi mette la lampada davanti agli occhi e comincia a ravanarmi in bocca non posso certo seguire quell’ottimo talk show sul marito pornomane con lo stesso interesse di prima. Più di un’ora passa piuttosto rapidamente e quando Jessi mi saluta mi dispiace quasi. Solo un controllino insomma. Anche se è difficile che io vada da un medico se non so già che c’è qualcosa. E infatti domani sono di nuovo li.

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