Breve messaggino a simboleggiare i quattro giorni frenetici passati a Vancouver a cavallo di una straordinaria roadtrip nei Caraibi e dell’imminente soggiorno in Inghilterra che comincerà domani. Impossibile però dimenticare i dieci giorni trascorsi a bordo di una VW Derby azzurro cielo sull’orlo della rottamazione attraverso Messico, Belize e Guatemala, in compagnia dei miei amici. Impossibile dimenticare il kilometro 273 della statale Chetumal-Cancùn, il Gran Cenote, il Lamanai e i coccodrilli, El Remate e l’arrivo a Tikal, la traversata per Tobacco Caye e la murena che quasi ci azzanna nelle acque davanti a Caye Culker. Davvero impossibile non sorridere al ricordo di tutti i personaggi locali e non che abbiamo avuto il privilegio di incontrare, dal salomonico Renè al folle Charlie di Orange Walk, da Lance, il Crocodile Dundee, a Walter, l’agevolatore della frontiera guatemalteca, dal erbivendolo Gilbert ai tre impassibili giovani britannici che abbiamo incontrato ovunque. Ma la vita corre, nemmeno il tempo di disfare la borsa piena di roba sudata e sabbia malarica che già è ora di farcire il trolley di indumenti adatti alla perenne mezza stagione britannica. E se due settimane fa all’aereoporto ero incerto se le guardie statunitensi mi avrebbero lasciato passare attraverso la loro prestigiosa nazione a causa di qualche disguido nelle loro assurde procedure di sicurezza, stavolta parto senza avere un permesso per tornare in Canada, sperando che durante il mio soggiorno in Europa la burocrazia si muova e mi consenta di rientrare nel paese il 22. Sempre mille emozioni, la normalità è noia. Certo queste emozioni non sono comparabili a quelle provate attraversando la frontiera tra Belize e Guatemala, neanche lontanamente. Nessuno mi spruzzerà di disinfettante e probabilmente nessuno si inventerà tasse per spillarmi qualche dollaro. Purtroppo d’altro canto temo che non sarà sufficiente una mancetta per appianare una situazione potenzialmente difficile.

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