Esattamente un anno fa verso quest’ora mettevo piede per la prima volta nella mia casina di Yaletown, appena giunto dall’Italia in una città straniera, misteriosa e interessante che avevo sognato per più di un anno. Venerdì scorso, quando sono approdato qui a Vancouver dopo quasi un mese in giro per il mondo, ho avuto una sensazione simile, ma dalle origini radicalmente diverse. Dopo diversi giorni con gli amici di sempre e un paio di settimane nella vecchia Europa, è come se avessi completamente perso il senso di dove sia casa, cosa che già non è mai stata molto marcata in passato. E sono tre giorni che sono completamente rintronato dopo settimane decisamente ribollenti di stimoli che non sono riuscito ancora ad elaborare. Un fatto innegabile è che la gita in Europa, dopo quasi un anno di assenza dal vecchio continente, mi ha fatto riconoscere quanto io vi appartenga in cultura, abitudini e mentalità. E non sono certo tornato nel cuore della Milano bene, ero nella ben poco italiana Oxford, eppure in qualche modo familiare, nel bene e nel male. Come a ribadire che la strada vecchia, in quanto conosciuta, mette più a proprio agio. E che il lupo cambia casa ma nient’altro. Certo la posizione di Vancouver è unica, la pace che si respira ineguagliabile, la qualità della vita imprendibile, ma nonostante questo l’Europa rimane l’Europa, con tutti i suoi difetti e tutti i suoi pregi. Da domani, o da quando il mio cervello deciderà di uscire dalla siesta, ricomincerò a vivere in una città che mi piace e alla cui dolce vita mi sono abituato, ma senza quell’entusiasmo visionario che avevo quella sera di un anno fa quando ero ancora più confuso di adesso, ma con un mondo nuovo da scoprire.

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