A più di cento anni di distanza dai mitici fratelli Wright l’uomo ha ancora una dannata paura di volare. Si può fare finta di niente come le migliaia di viaggiatori che ogni giorno attraversano i cieli del globo, ma quando il carrello si solleva da terra alla fine della pista anche il più consumato viaggiatore ha un sussulto. Forse, di tutti gli strabilianti prodotti che la tecnologia ha introdotto nella vita dell’uomo, l’aereo ancora oggi resta la macchina più misteriosa ed inquietante, oltrechè probabilmente la più complessa. E sebbene, statistiche alla mano, volare sia di gran lunga il modo più sicuro di spostarsi rapidamente su grandi distanze, gli incidenti aerei, gravi e non, fanno sempre notizia. Due settimane fa l’esplosione di uno dei motori del volo Spanair 5022 e la successiva catastrofica caduta a terra del velivolo sono costati la vita a quasi tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio, 154 vittime in tutto. La notizia ha occupato i media europei per diversi giorni e causato la pubblicazione di diversi altri incidenti minori senza feriti che normalmente non avrebbero raggiunto nemmeno la pagina delle cronache. In media in Europa ogni giorno più di cento persone restano vittime mortali di incidenti d’auto, sono così tante che ci vorrebbe un giornale solo per gli incidenti stradali. Eppure la percezione è che l’aereo sia rischioso e poco sicuro. Tanto forte è questa convinzione che, pur di dimostrare che sono in atto tutte le necessarie misure di sicurezza, le compagnie di volo se ne inventano di inutili. Tutte quelle sciocchezze come spegnere i telefonini, non usare i lettori CD, addirittura spegnere le cuffie durante il decollo e l’atterraggio, quelle ridicole istruzioni in caso di ammaraggio e i giubbotti gonfiabili che nessuno ha mai usato. Se dovessimo adottare le stesse precauzioni alla guida dell’auto probabilmente ci penseremmo bene prima di scendere in garage.

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