Dopo l’esperienza da Blair Witch Project dell’autunno scorso, sono ritornato sulla Sunshine Coast, questa volta più preparato a goderne del fascino. Complice la festa del lavoro canadese che cade il primo lunedì di settembre, cioè oggi, è possibile pianificare un weekend lungo che permette di esplorare meglio quella natura di cui gli abitanti della British Columbia vanno così fieri. La destinazione è uno di quei luoghi che anche Google Maps ignora, un’isola visibile nella modalità da satellite, ma non riportata sulla mappa stradale. La si raggiunge solo con mezzi privati ed ospita diverse di quelle che i locali chiamano “cabin”, traduzione letterale “baita” o “capanna”, luoghi di villeggiatura completamente immersi nel paesaggio della West Coast canadese. Questa volta la baita o capanna assomiglia più ad un piccolo villaggio vacanze privato, provvisto di ogni lusso ed integrato perfettamente nella vegetazione. Una sorta di paradiso terrestre per chi desidera isolarsi completamente dal resto del mondo per qualche giorno o più. Non dimenticherò questo luogo non solo per la bellezza intrinseca del sito ma perchè è stato teatro di due interessanti avvenimenti. Ho finalmente fatto il bagno nell’Oceano Pacifico. Esperienza decisamente maiuscola che consiglio a tutti coloro che non soffrono il gelo delle acque e dei venti. Menziono solo che avevo già freddo con maglietta e felpa prima di gettarmi in quelle scure e ghiacciate acque. Ma a tutto ci si abitua e sono sopravvissuto, pur non agevolmente. E ho assistito ad uno spettacolare effetto di fluorescenza prodotto da piccoli batteri acquatici che utilizzano la luce per avvertirsi a vicenda della presenza di predatori. Qualsiasi movimento indotto nell’acqua, da un’imbarcazione, un natante o semplicemente un sasso, produce una scia di luce biancastra di straordinaria intensità. No, non avevo bevuto molto.

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