Questo sarebbe stato il pezzo in cui scrivo di Google Chrome, il nuovo browser rilasciato ieri dal grande punto G, bello, veloce, scintillante e tutto. Degno concorrente delle alternative esistenti. Ma la verità è che si è fatta una certa e dopo una non frequente lunga serata nel cuore di Vancouver è difficile mettersi a scrivere di tecnologia per quanto eccitante ed innovativa sia. Come se poi la tecnologia potesse essere così coinvolgente. OK, non esageriamo. In ogni caso bella serata. Se lo scrivo non ci credete. Sono appena tornato da una serata all’Atlantis in Richards e Drake a ballare salsa. No, miei piccoli lettori, non Sandro Salsa del famigerato testo di analisi scritto a quattro mani con Pagani, no. Dico la salsa, quel ballo con pochi passi ma con cui si riescono a fare cose incredibili. E’ un po’ tipo il Lego, i mattoncini sembrano piccoli e tutti uguali, ma poi si riesce a costruire la Millenium Falcon di Han Solo. Certo, solo se sei capace. E il ritmo di queste musiche sudamericane non è come quello della musica tunza che non si può perdere, qui ci sono tremila battiti di tremila tamburi diversi, come si fa a capire quello giusto da battere coi piedi? E poi ci sono le mosse che tutti conoscono, avanti il sinistro, piedi pari, indietro il destro. Quelli intorno intanto sembrano fare tutt’altro, girano come giostre e si lanciano il partner da una parte all’altra della pista come se fosse una palla da rugby, ma senza farlo (quasi) mai cadere. Imitarli è impossibile e sconsigliato, stasera ho quasi rotto un polso pur di tentare un doppio giro avvitato. Cose da kung fu panda. Ma martedì prossimo continuerò l’addestramento e un giorno anch’io metterò quei mocassini laccati neri con la punta che da soli garantiscono ottima qualità di ballo.

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