Non so quanti di voi affezionati lettori se ne siano accorti, ma oggi (ieri per voi) era il famoso 11 settembre. Personalmente ho ignorato tutti i segnali che questa data mi ha sottilmente trasmesso per l’intera giornata, incluso un gazebo allestito in Robson Square da un gruppo di attivisti che hanno disegnato per terra sagome di salme a fianco ad un’enorme scritta “9/11 Inside Job”. Li ho osservati incuriosito senza minimamente collegare. Ho realizzato solo una decina di minuti fa dopo aver fissato la data sul monitor per un paio di secondi. Sono dunque passati sette anni. Se le 2974 vittime dell’attentato sapessero che reazione a catena quell’evento ha scatenato, probabilmente si rivolterebbero nella tomba da qui alla fine dell’universo. Ci siamo tutti così abituati all’atmosfera post 9/11 che nemmeno ci ricordiamo più come fosse prima. Da quel singolo episodio sono scaturite due guerre ed infinite tensioni che ancora oggi non accennano a diminuire. Ha fatto tornare la parola terrorismo sulla bocca di tutti ed ha dato il pretesto per mettere da parte i diritti umani nel nome della sicurezza e della difesa nazionale come non accadeva da diverse decine di anni, almeno nei paesi occidentali. L’eco di quei due aeroplani che si schiantano sulle torri gemelle ci perseguita come un’ombra da anni, condizionando le vite degli abitanti dell’intero pianeta, eppure ce ne siamo quasi dimenticati. Obama e McCain hanno visitato oggi il memoriale dell’attentato e, apparenze a parte, si respira già quell’aria di routine, come aprire i regali a Natale o rompere le uova a Pasqua. E’ passato, è andata così e non ci si fa più domande. In questo caso qualche domanda sarebbe opportuna, visto che tra vendette trasversali, commissioni d’inchiesta, aumento della sicurezza, corsa agli armamenti, in tutto questo polverone nessuno si è dato pena di spiegarci davvero cosa sia successo e perchè.

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