Avevo già accennato a questo evento poderoso qualche tempo fa, ma questo scorso weekend l’effetto magico è tornato alla ribalta più spaccone che mai, come Cassano quando torna da una squalifica. Non riesco più a guardare i film, neanche i cartoni animati, nulla che comporti un livello di finzione. Quando guardo un film non riesco più a concentrarmi sull’azione, sui personaggi, sulla trama. L’unica cosa che la mia mente mette a fuoco sono una troupe cinematografica e un cast di attori al lavoro. Quello non è l’agente 007 James Bond che si lancia da un’auto in corsa sparando all’impazzata contro il nemico di turno, non è altri che Pierce Brosnan, attore strapagato che il quel momento sta facendo finta davanti ad una telecamera di essere l’agente segreto creato da Ian Fleming. In quel momento l’unico evento è un attore al lavoro che magari sta ripetendo la stessa scena per la quinta volta perchè riesca esattamente come il regista la sta chiedendo. Ad esempio mentre fa finta di sparare magari sta pensando che quella sera deve passare a prendere il pane. E quelle luci? Quegli sfondi splendidi? Sono solo faretti colorati a intensità regolabile ed un lungo lenzuolo bianco su cui è stata proiettata una foto. Vedere un film in questo modo è impossibile, la trama sparisce completamente, non esiste, come il cervello di Bush. E’ come se tutti i film fossero il racconto di una troupe che si sposta da luogo a luogo e fa delle scenette, una sorta di gita scolastica dell’oratorio. E cercare di concentrarsi su quanto viene recitato invece che su chi recita è quasi più difficile di fare l’inverso. Ad un certo punto ci sarà sempre una vocina che ricorda “Quel sorriso lo ha provato dieci volte in camerino” oppure “Dall’altra parte di quel salotto c’è la telecamera che li inquadra” o ancora “Homer Simpson non è altro che un doppiatore e un disegno di una faccia gialla”. State fuori dal tunnel se potete.

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