Il sipario si apre sul sottoscritto al posto passeggero di una A4 roadster grigio perla guidata del fedele amico sultano. E’ nuova di concessionario e dopo anni di fedeltà alla Golf ha voluto cambiare per qualcosa di più sportivo e lussuoso. Unico vincolo imposto dalla mamma sono stati i poggiatesta con una protezione metallica. Stiamo sfrecciando verso il mare lungo un’autostrada che sembra essere stata asfaltata mezzora prima da un gruppo di ubriachi, ma questo non scoraggia il mio pilota dal mettere alla prova le capacità del nuovo veicolo, tanto che su una curva in pendenza presa in derapata mi sento in diritto, senza insultare il mezzo, di chiedere di rallentare un po’.

Finalmente giungiamo in vista di un piccolo porticciolo e, nel modo in cui solo i sogni rendono possibile, comunico via MSN con la sorella del sultano che confondo inizialmente con mia sorella e con cui scambio considerazioni che si sono perse nella memoria, ma su cui entrambi concordiamo solidamente. Per un momento c’è un flash della figura della mamma ma senza collegamenti, forse una breve comunicazione o un monito.

La scena successiva è su una piccola pensilina di legno su cui parcheggiamo l’auto che ne occupa l’intera larghezza e miracolosamente non la sfonda. Siamo circondati dall’acqua che arriva a pelo della banchina. Di fianco a noi, passeggiando sull’acqua (!!), sfila un gruppetto di tre ragazze con cui scambiamo sguardi ammiccanti. Il mio compagno commenta sulla bontà della compagnia ma io mi chiedo “sì, ma come camminano sull’acqua?”. Una di esse che assomiglia a Jennifer Lopez a questa domanda si gira e sorride, ma non risponde. La mia ipotesi è che abbiano capito la tecnica dell’uccello di Gesù Cristo (non è una bestemmia, leggete qui) che abbiamo visto in Belize.

Senza che me ne accorga la marea sta calando rapidamente e di conseguenza (o almeno così penso nel sogno) moltissimi pesci si mettono a saltare fuori dall’acqua come salmoni. Per vederli meglio mi butto in acqua vicino ad un gruppo di tonni lunghi quasi un metro, ma mi rendo conto che la marea è scesa più di quanto pensassi ed ora il sultano e l’auto sono diversi metri più in alto. Evidentemente comunque riesco a riguadagnare la vetta perchè nella scena successiva, confusissima, siamo di nuovo di fianco all’auto ed il discorso verte su una strana specie locale di granchi enormi che trascina le proprie vittime nella propria tana e ne succhia il cervello (questa viene da Starship Troopers).

Aspiranti psicologi da salotto spingete avanti le vostre interpretazioni..

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