Sono alto un metro e ottanta. Five eleven, come dicono qui.

Non mi sono mai sentito basso in vita mia. Neanche quando per tutto il ciclo scolastico sono stato costretto a convivere giornalmente con compagni più grandi di me di un anno. Certamente non ero tra le giraffe della classe, ma d’altro canto ben lontano dall’opposto. E man mano che il tempo è passato mi sono posizionato in una fascia medio alta da cui posso guardare in faccia direttamente la maggior parte delle persone e piego lo sguardo verso il basso, seppur leggermente, nella maggior parte dei casi. Una buona via di mezzo.

Da quando vivo qui a Vancouver ho la sensazione di essere un puffo nel paese dei vatussi. Mi riferisco esclusivamente alla popolazione di origine caucasica, perchè se includessi gli asiatici sicuramente potrei sentirmi più a mio agio. In questa parte del mondo non sono più agevolmente sopra la media, ma vi arrivo a stento. Ed essere nella media è un modo carino di dire che si è bassi. Quasi tutti i nordamericani da più di una generazione che conosco sono più alti di me, e non parlo di millimetri, lo stacco è ben percepibile, sia in termini di elevazione che di massa. Le donne seguono la stessa tendenza e dove da noi una alta un metro e settanta si lecca già i baffi, qui è meramente nella media, sovrastata da numerose fanciulle che non difficilmente raggiungono la mia altezza.

Statistiche alla mano tutto questo mio discorso si rivela poco più che una sensazione, visto che l’altezza media canadese è di solo un paio di centimetri superiore a quella italiana. Ma mi permetto di insistere sottolineando che ho fatto riferimento solo alla popolazione bianca, senza includere gli orientali che da queste parti sono più di un terzo del campione e di certo non giocano a pallacanestro.

Se l’altezza è davvero mezza bellezza, il mio fascino non ha fatto proprio un passo avanti dopo il mio trasferimento in Canada.

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