La storia, la parte che non ho menzionato nel mio racconto, tiene banco in ufficio da ormai qualche giorno e mi sento davvero un verme a non raccontarla. E’ tutto vero, siamo andati in gita ai Lions, Christine, Mark ed io. E’ durata più di quattro ore e siamo arrivati in cima. Questo è tutto corretto. Diciamo che ho omesso quello che è successo in cima, o meglio quasi in cima.

Si dà il caso che, come è evidente dalla forma del rilievo, l’arrivo del sentiero dei Lions non sia altro che la base dell’ascesa al picco Ovest. Come succede diverse volte in montagna, si può raggiungere una sorta di sommità locale e fermarsi oppure continuare ed avventurarsi sul picco che dalla suddetta sommità si diparte. Spesso quest’ultimo tratto è breve, ma può presentare notevoli difficoltà, tra cui una notevole esposizione a profondi precipizi o passaggi di arrampicata su roccia decisamente non banali. E’ per questo che il sentiero normale è alla portata di tutti, ma l’ultimo tratto è sconsigliato a chi non ha esperienza di roccia.

Ebbene, durante l’intera durata della salita abbiamo chiesto alle persone che abbiamo incontrato come fosse quest’ultimo tratto e se fosse possibile avventurarcisi senza troppi rischi. Le risposte sono state delle più svariate e dunque, una volta addentato uno spuntino in vetta, abbiamo deciso di dare un’occhiata di persona. Il primissimo tratto del sentiero costeggiava il picco quasi in piano lungo una sporgenza di roccia larga al massimo mezzo metro a strapiombo sul nulla. Al termine di questa sporgenza c’era da arrampicare per arrivare alla sporgenza successiva, anche qui pochi metri ma esposti ad un baratro di cui si vedeva a malapena il fondo tra una folata di nebbia e l’altra.

So di soffrire un pelo di vertigini e, sebbene il percorso non fosse difficile di per sè, ho scelto di aspettare. I miei due compagni sono andati avanti. Dopo meno di due minuti, neanche arrivato sulla sporgenza di roccia, Mark ha avuto qualche ripensamento ma, vedendo Christine andare avanti, ha continuato. La scena successiva è durata quasi mezzora, con i miei due amici bloccati sulla cengia, senza poter andare nè avanti nè indietro a picco su decine di metri di vuoto, ed io a guardarli mentre di fianco a me un vecchio mi raccontava ridacchiando di come un suo amico fosse morto sullo stesso punto.

Questo è quel che è accaduto davvero lassù sabato scorso. Solo lunedì abbiamo letto che la settimana precedente un venticinquenne era scivolato giù sullo stesso tratto. E con ciò ci siamo messi il cuore in pace per non essere riusciti a rischiare la nostra vita per arrivare cinquanta metri più in alto.

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