Non mi è mai interessato occuparmene. Ho sempre pensato di non averne abbastanza per giustificare il perdere tempo con investimenti e affini. Alla fine anche il 5% annuo di 1000 euro/dollari sono sempre solo 50 euro/dollari, chi me la fa fare di mettermi a trafficare per cifre così piccole? Non diventerò certo ricco investendo i miei pochi risparmi. Senza contare il fastidio di dover seguire più di un ente che gestisce le proprie finanze, diversi estratti conto, password da ricordare, fastidiose telefonate di promotori nei momenti più inopportuni e via di seguito. In definitiva molto più un disturbo che un guadagno. I soldi risiedono in banca, quando ne ho bisogno li prendo, se no stanno li, chiusi in cassaforte, o almeno così mi piace pensare.

La realtà purtroppo è ben diversa e prima o poi bisogna aprire gli occhi e smetterla di vivere nel mondo degli adolescenti con il conto giovani. Lasciare il denaro in banca è come buttarlo via poco a poco e anche senza darsi ai grandi investimenti c’è come minimo da pensare a tra venti o trenta anni quando magari si vorranno avere due spiccioli da parte per cominciare a considerare l’idea di smettere di lavorare. Ovvio che senza mettersi in movimento adesso l’evento non si verificherà mai. Ma pensarci oggi significa sollevarsi per qualche istante dalla mia sindrome di Peter Pan e prendere in considerazione la vita nel suo completo svolgimento, identificare lo stadio attuale e prevedere con una sufficiente accuratezza quanto accadrà negli anni a venire. Uno sforzo inumano. Ma oggi mi sono deciso.

E dunque, con un ritardo che ha fatto sorridere ben più di una volta i miei colleghi, oggi ho aperto il mio fondo pensione privato sponsorizzato dall’azienda e mi sono iscritto al Conto Arancio per almeno salvare dall’inflazione i pochi dollari del mio libretto bancario. Ormai sono un uomo d’affari.

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