La crisi continua ad impazzare. Grazie ad alcuni lettori che si sono prodigati a colmare almeno parzialmente le mie lacune nel settore, ho qualche elemento in più per comprendere cosa realmente stia succedendo, ma non essendo un tecnico non posso esimermi dal produrre considerazioni che esulano dalla concretezza del problema e mirano invece a cogliere altri aspetti del medesimo fenomeno. Ad esempio, quanto questa crisi è vera e quanto è percepita? E che differenza c’è?

Alla prima domanda purtroppo non so rispondere comunque, anche se da quello che leggo posso supporre con sufficiente approssimazione che il momento difficile sia particolarmente sentito in certi settori dell’industria mentre altri ne sono colpiti solo di riflesso. Certamente non sembra essere un periodo di boom, ma non credo nemmeno che il pianeta si trovi sull’orlo del tracollo finanziario. A questo proposito però a mio parere conta molto la percezione e l’esperienza delle singole persone coinvolte nelle decisioni strategiche delle imprese. Anche se una specifica organizzazione può essere sana e non prevedere diminuzione dei profitti, la presenza della crisi spinge fortemente per il rallentamento dei ritmi e per un rispettare più severamente che mai il principio di prudenza tanto caro ai manuali. Com’è evidente questo processo non fa altro che penalizzare anche quei mercati che sulla carta non dovrebbero essere influenzati negativamente e contribuisce alla generalizzazione del momento di stasi.

Ultimamente ho poi il sospetto che la crisi sia stata impugnata da molte grosse imprese come uno strumento per giustificare una serie di operazioni di riorganizzazione interna oltrechè per racimolare tutti i finanziamenti che i diversi governi stanno allestendo per l’occasione e cogliere al meglio l’ennesima opportunità di sfruttare le contingenze.

Noi popolani invece si resta in attesa che il TG annunci che la crisi peggiora, migliora o è terminata del tutto. Quello sarà il nostro indice per stabilire se l’economia globale è sull’orlo della bancarotta o ha buone prospettive. Restiamo al buio, come giocatori ad un tavolo di cui non conosciamo le regole, in attesa che il croupier emetta il suo verdetto.

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