Non mi piace raccontare sul blog delle mie faccende personali. Credo che non sia il mezzo di comunicazione migliore e non amo quando gli altri mettono in piazza la propria vita quasi a vantarsi dei propri presunti drammi. Come se fosse merito loro di avere un’esistenza complicata o come se gli altri vivessero tutti delle vite banali. E quindi, nonostante a volte venga la tentazione di raccontare troppo, interviene sempre provvidente la ragione che cancella l’intero post e lo archivia tra quelli che non interesserebbe leggere a me per primo.

A volte invece qualcosa di personale può riguardare tutti, allora forse vale la pena salvarlo. Ultimamente mi sono reso conto di quanto tempo passo a guardare film e serie televisive, e senza scendere nel dettaglio temo sia veramente troppo. Ho sempre avuto la scusa di tenere viva la lingua inglese, ma ogni mese che trascorro qui a Vancouver rende la scusa sempre più ridicola visto che parlo inglese tutto il santo giorno, capisco e mi faccio capire perfettamente e certamente nessun film può essermi più di molto aiuto per compiere il passo successivo. Alla fine forse, nonostante rimanga senza una televisione in casa, mi sto uniformando al resto della popolazione che dedica le proprie preziose ore a guardare film e sceneggiati. Certo, mi risparmio il continuo bombardamento pubblicitario, ma il concetto è il medesimo. E in fondo, comincio ad avere la stessa sensazione di quando passo qualche ora a giocare ai videogame: sto perdendo tempo. O meglio, non sto sfruttandolo come potrei.

Finalmente questa sensazione è venuta a galla dal subconscio e da domani comincerò a passare in rassegna a tutti quei libri che hanno appesantito la mia valigia sulla via del ritorno da Milano. Non perchè leggere sia per forza un’attività più redditizia che guardare la televisione, ma per cambiare mezzo di comunicazione ed avere una più ampia scelta di forme e contenuti. Che tanto poi è inutile negarlo, leggere è una attività decisamente più redditizia.

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