In un anno di vita da solo mi sono lentamente adattato a cucinare rimuovendo parzialmente dall’atto quella patina di novità che aveva i primi tempi quando anche una bistecca arrostita secondo i desideri era motivo di soddisfazione. Ieri mi sono sorpreso a frugare su un sito di ricette alla ricerca di qualche delizia più complessa delle solite pietanze che richiedono una sola pentola per essere cotti e che non sporcano la cucina. In fondo il metro per la bontà del cibo è decisamente quanto caos si crea per prepararlo alla perfezione. Non ho ancora un progetto preciso, ma mi piacerebbe cominciare ad avere diversi tipi di padelle, trascorrere in cucina un paio d’ore tutto indaffarato in una nuova creazione e soprattutto mandare in palla le commesse dei supermercati chiedendo ingredienti esotici indispensabili per quel creativo progetto gastronomico che ho in mente.

Il vagabondaggio di quest’estate in America Centrale si era concluso con la proposta di rivedersi l’anno successivo ad esplorare Tailandia, Cambogia e Vietnam, così oggi in vena di viaggi mentali ho sorvolato la zona con l’aiuto del fido Google Maps. C’è una prima osservazione da tenere presente: le dimensioni dei paesi sono leggermente differenti dall’ultima volta, e non di poco. Si fa presto a fare i gradassi con Guatemala e Belize, ma qui sono ordini di grandezza diversi e, pur volendo approssimare con una parte il tutto, si rischia decisamente di fare la figura di quelli che vanno un weekend a New York e dicono agli amici di conoscere l’America. In secondo luogo temo che spostarsi con mezzi di terra sia poco realistico se appena le attrazioni non fossero tutte nel raggio di 200km, come sospetto sia plausibile. Resta che non vedo l’ora di visitare un altro continente, soprattutto se in compagnia di qualcuno che mi scherma completamente dalle zanzare.

Giusto ieri facevo il ganassa a dire che con l’inglese ormai non c’è più problema e che mi destreggio con la lingua forestiera alla stregua di un giocoliere con le biglie. Ebbene, effettivamente era qualche settimana che saltavo la consueta “conference call” con l’Inghilterra, l’evento che puntualmente mi riporta coi piedi per terra. A mia discolpa c’è da dire che la linea è molto disturbata, i microfoni nelle sale riunioni non sono granchè e i miei colleghi hanno il vizio di parlare tra di loro durante la chiamata. Ma a volte mi sembra di cercare di ricostruire un puzzle da 2000 pezzi avendone solo 500. Se dall’altra parte stessero facendo il gioco di soffiare nel microfono e dire le parole a metà apposta non credo avrei modo di accorgermene. Non vedo l’ora che installino cuffie, microfono e webcam su ogni postazione.

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