Settimana scorsa in ufficio siamo migrati da Lotus Notes a Microsoft Outlook. Un importante cambiamento, raccolto con umori molto diversi a seconda dei gusti e delle abitudini. Io ovviamente sono sempre stato contrario almeno fino a che la scelta si è rivelata definitiva. Sono sempre contrario, mi piace.

Non ho mai usato software Microsoft per un prolungato periodo di tempo, ho sempre cercato alternative. Il mio primo computer montava sì Windows 95, ma ad Internet Explorer, allora alla sua versione 4, preferivo il rivale Netscape Navigator che sarebbe poi diventato Communicator ed un lontano giorno Mozilla. Anche per quanto riguarda la posta non mi sono mai fidato di Outlook, nè la versione Express inclusa nel sistema operativo, nè quella più completa e distribuita con Office. Non so bene da cosa siano state dettate queste scelte perchè allora non ero certo in grado di distinguere a ragion veduta, eppure così gli eventi si sono svolti. Quando poi nel 2000 ho cominciato ad usare Linux, le possibilità di usare prodotti di Redmond si sono assottigliate notevolmente fino quasi ad azzerarsi.

Quando lunedì scorso mi sono trovato davanti il temuto Outlook 2007 ero prontissimo ad un difficile impatto. Davo per scontati una curva di apprendimento decisamente ripida, mancanza di diverse utili funzionalità a cui ero abituato su Notes e ovviamente continui malfunzionamenti, quelli che han reso famoso il software Microsoft. Mi sono dovuto ricredere. Innanzitutto funziona, sembra poco, ma non è da dare per scontato. Ha tutte le caratteristiche che servono e permette di disabilitare o nascondere quelle che non si utilizzano, in modo tale da non affollare l’area di lavoro con scritte e pulsanti inutili. E’ semplice da imparare e si riesce a prenderci confidenza in qualche ora, nonostante la complessità. In generale sono sorpreso e soddisfatto.

Certamente lo sviluppo dei numerosi software sotto licenze libere che utilizzo potrebbe prendere diversi spunti costruttivi da alcuni prodotti commerciali, non tanto dal punto di vista dell’affidabilità o della completezza, ma soprattutto nell’implementare interfacce ergonomiche in modo tale che non sia l’utente a doversi adattare all’applicazione ma viceversa.

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