Mi interessa premettere subito che non è assolutamente nello scopo di questo blog trattare approfonditamente e con l’autorità necessaria il tema della privacy e della sicurezza sul web, questi argomenti hanno luoghi e mezzi ben diversi per essere analizzati e discussi con la necessaria attenzione e dalle persone competenti. Mi piacerebbe però offrire un semplice, ma non sprovveduto, punto di vista su tanti di quei servizi che tutti utilizziamo in misura più o meno grande ogni giorno, dando per scontati diversi aspetti che spesso sono ben lontani dall’essere ovvi.

In fondo il web -ove con “web” si intendono tutti quei servizi messi a disposizione da Internet, indipendentemente dai dettagli tecnici- non è altro che un diverso mezzo di comunicazione per il quale dunque valgono tutte le quotidiane abitudini che mettiamo abitualmente in pratica per altri più tradizionali mezzi. Nessuno si sognerebbe mai di raccontare i propri affari più intimi alla portinaia arcinota per chiaccherare con tutto il palazzo e tanto meno si condividerebbe con i propri superiori al lavoro che si sta cercando un’altra azienda o si lascerebbe il proprio indirizzo di casa ad un passante. Eppure, mutatis mutandis, le abitudini di molti utenti della rete possono essere ricondotte a comportamenti analoghi a quelli citati, senza che essi se ne rendano necessariamente conto. La banale spiegazione è che tipicamente gli individui si sentono protetti da una sorta di anonimato percepito, ma non reale, che permette di frapporre tra sè e gli altri un monitor che una volta spento apparentemente interrompe ogni interazione. Di fatto non è così.

Non voglio certo qui entrare nel merito delle tematiche della privacy dal punto di vista legale, nè -il cielo me ne scampi- fare del terrorismo sulla base di teorie cospirazioniste o fomentare tendenze paranoiche. Non mi fermerò dunque sui dettagli delle licenze d’uso dei più comuni servizi, sebbene nessuno le legga ed esse per conto loro meriterebbero un lungo discorso, ma mi limiterò ad un paio di esempi di comportamento comune sul web che possono portare, e più spesso di quanto si immagini hanno portato davvero, a sgradite sorprese anche nella vita reale.

I blog. Sono un bellissimo strumento, come potrei affermare il contrario visto che ci sto scrivendo proprio ora? Sono paragonati ai tradizionali diari, ma rispetto ai quaderni che gli adolescenti custodivano gelosamente nel cassetto hanno la caratteristica di essere accessibili a tutti pubblicamente e, nella maggioranza dei casi, di essere indicizzati dai motori di ricerca. Splendido, se tutto quel di cui si scrive è il tempo o i risultati delle partite di calcio. Quando i temi diventano più personali, riguardano le proprie abitudini, le proprie credenze, il proprio stato di salute o i sentimenti verso altri, il terreno più diventare più cedevole. Perchè non tutti sono disposti a rispettare la nostra vita privata come tale, ma possono prenderla in considerazione come elemento di valutazione della persona nell’ambito delle più impensabili circostanze. Per citare l’esempio classico, durante i processi di selezione del personale è ormai prassi ovunque spendere una mezz’oretta o più a cercare informazioni sul candidato attraverso Google e il passato insegna che non sempre quel che viene trovato può portare vantaggi. Anche se le informazioni sono vecchie, anche se il contesto era particolare, anche se i dati sono stati pubblicati da terzi e non sono veritieri.

I network sociali. Uno degli strumenti al momento più diffusi e più apprezzati anche tra coloro che hanno limitata esperienza su Internet. Sono senza dubbio un mezzo formidabile, espressione della potenza e della flessibilità della tecnologia di oggi. Ma presentano anch’essi alcuni rischi. Quanto affermato in precedenza per i blog vale a maggior ragione per Facebook, MySpace, Bebo, Orkut, Friendster ecc., ma c’è dell’altro. Mentre questi servizi consentono a tutti di collegarsi e riprendere i contatti con i propri amici, attuali e passati, nessuno di essi è effettivamente in grado di garantire la loro identità. Perciò non solo quel Giulio Castagna che mi ha invitato a collegarsi a me potrebbe non essere il Giulio Castagna che ricordo alle elementari, ma potrebbe addirittura non chiamarsi nemmeno Giulio Castagna. Poco male, diranno tutti. Sì, salvo caso contrario. Salvo alcune delle informazioni che felici condividiamo con quelli che crediamo siano i nostri amici non ci si ritorcano contro. E, senza entrare nel tecnico, ora che la rete del Web 2.0 brulica di piccole applicazioni personalizzate più o meno (in)sicure, è fin troppo facile sviluppare qualcosa di malevolo ed offrirlo in regalo con un sorriso ai propri amici di Myspace. Da li a compromettere l’accesso al banking online è questione di minuti.

I due scenari descritti, nient’altro che due comuni esempi che tutti possono comprendere, non certo gli unici, offrono una chiara prospettiva di come il web non sia differente in nulla dai corridoi del proprio ufficio o dalle vie della propria città, con l’unica differenza che è uno spazio in cui potenzialmente tutti possono circolare ed accedere alle informazioni presenti. Senza farsi prendere dall’allarmismo e dalla paranoia, è necessario cautelarsi non più e non meno di come naturalmente si fa ogni giorno sulla base del proprio buon senso. Internet non è un luogo virtuale nè migliore nè peggiore dei luoghi reali che si frequentano abitualmente.

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