In dicembre a Vancouver le giornate cominciano tardi e finiscono presto, non durano neanche otto ore. Quando apro gli occhi, intorno alle sette e mezza, non c’è ancora luce fuori dalla finestra e l’aria umida che entra dalla finestra porta ancora quella fresca sensazione notturna. Verso fine novembre, prima di andare in bagno, riuscivo ancora a scorgere da dietro i palazzi l’alba su Mount Baker, ma in questi giorni il cielo non si tinge di rosso prima che io mi avvii verso l’ufficio. D’altro canto non fa affatto freddo, nemmeno per gli standard italiani. Le temperature oscillano nella prima decina di gradi e, se si evitano le folate salate sul lungomare del Pacifico, è difficile rabbrividire. Ma tutti dicono che è un inverno leggermente più caldo del normale, con gran disappunto degli appassionati di sport invernali che finora non hanno avuto molto da fare sui rilievi della North Shore. Anche le precipitazioni, che l’anno scorso erano già state certo più abbondanti, non sono così intense e così frequenti come le lamentele dei vancouveriti farebbero supporre. Certo per la stragrande maggioranza del tempo il cielo è coperto e minaccia acqua continuamente, ma ultimamente è più un cane che abbaia e, sebbene le strade non siano mai asciutte, è difficile tornare a casa fradici perchè si è dimenticato l’ombrello. Anche quando piove le gocce difficilmente sono spesse e pesanti, ma sembrano più leggeri schizzi che si asciugano subito al contatto con i vestiti o la pelle. Che piova o che sia sereno però, l’aria è sempre fresca e pulita come se venisse direttamente dalle grandi foreste che incalzano a pochi chilometri dal centro. Mai si potrebbe immaginare di essere nel cuore della più grande città della costa Ovest del Canada.

Annunci