“Be ready!” In un paese vasto e poco popolato la natura, se non presa sul serio, può riservare diverse sorprese poco gradevoli. Mi era già capitato di fare questo discorso in passato con alcuni canadesi in occasione di partenze per viaggi in auto a media-lunga percorrenza. Portarsi pezzi di ricambio del proprio mezzo di trasporto, cibo e acqua per due o tre giorni ed essere pronti a pernottare con mezzi di fortuna è la normalità anche per brevi spostamenti di qualche centinaio di chilometri. La maggior parte delle autostrade attraversa sempre lande pochissimo abitate e spesso senza segnale telefonico, le condizioni climatiche possono cambiare repentinamente e bloccare i viaggiatori senza possibilità di raggiungere un rifugio in tempo. Questa esperienza degli autoctoni si è trasformata in abitudinaria cautela e rispetto delle minacce che possono provenire dal territorio e dalle intemperie.

Ma la British Columbia ha anche la caratteristica di essere situata su una delle zone più sismiche del pianeta e ha una lunga storia di terremoti ed eruzioni vulcaniche anche in epoche relativamente recenti. Sin da ragazzini tutti vengono educati alle più basilari procedure di sicurezza in caso di emergenza sismica. Una di queste include essere pronti ad affrontare potenzialmente diversi giorni senza potersi procurare cibo o acqua ed in assenza di elettricità. Ogni buon vancouverita ha dunque una scorta di di bevande e alimenti a lunga conservazione, spesso fornelletti da campo per potersi assicurare un pasto caldo e in alcuni casi addirittura dei piccoli generatori di elettricità a combustibile. Non è difficile immaginare infatti quanti di quei servizi a cui siamo abituati dalla nascita e di cui diamo per scontata l’affidabilità potrebbero venire improvvisamente a mancare durante una catastrofe naturale e rimanere interrotti per un tempo indefinito.

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