Che cosa desideri? Sei in grado di ottenere quello che desideri? Riusciresti a vivere senza aver ottenuto quello che desideri? Avere ottenuto quel che desideri sarebbe sufficiente a farti vivere in pace? Che cosa mancherebbe? Saresti in grado di ottenerlo? …

Ci sono troppe domande a cui rispondere. E non rispondere non è una soluzione, ma non fa altro che procrastinare il momento in cui si riconosce la realtà invece che ignorarla. Rispondere d’altra parte è un gioco al rialzo che non porta a nulla se non altre domande, sempre più complesse. Restare fermi ed affezionarsi al presente e allo status quo spreca tutto il potenziale, ma che senso ha invece invece darsi tanto da fare a costruire e progredire se nel migliore dei casi tra cento anni è tutto finito?

Siamo tutti qui a correre aventi e indietro dal mattino alla sera, mille impegni e cose da fare. Siamo come soldatini a molla, finchè c’è la carica andiamo avanti senza farci domande, perchè siamo stati progettati per fare così e lo facciamo. Perchè, se ci chiediamo perchè, la carica improvvisamente finisce, ci fermiamo e ci rendiamo conto che fino ad oggi non abbiamo fatto niente e che tutto quello che faremo domani non sarà niente. Ma poi la smettiamo di farci domande e la carica riappare come nuova. E da allora si riparte a fare le solite cose, senza chiedersi perchè, solo per andare avanti e darsi un senso di esistere.

Cogito ergo sum? No. Pensare è rendersi conto che non sono. Laboro ergo sum. Agire, lavorare, soffrire, desiderare, continuare a vivere nell’anelito verso qualcosa di irraggiungibile, questo è quanto rende un individuo un essere umano, la caratteristica prima del nostro essere. Un continuo appiattirsi sull’asintoto fino all’infinito.

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