“Cavo, cavo cavo, non dissaldarti” si cantava in tempi non sospetti, pur riferendosi ad altri generi di cavi. E invece qualche giorno fa uno dei nostri più importanti cavi si è dissaldato eccome. Anzi non uno, ben tre. Quali? I cavi che consentono a tutto il mondo di digitare indirizzi e visitare pagine web, i cavi di Internet. Come lo direbbe qualcuno “si è rotto il tubo dell’Internèt”. Ricordo i primi tempi in cui cercavo di capire come funzionava Internet, pensavo ingenuamente che tutto avvenisse tramite le linee del telefono solo perchè usavo un modem per collegarmi. La realtà è leggermente diversa, seppure sempre di fili o cavi si tratti nella maggior parte dei casi.

In particolare attirano l’attenzione per imponenza ed importanza i cavi che collegano alla rete globale isole e continenti. E prima ancora che Internet esistesse lo stesso metodo era stato utilizzato per le comunicazioni telefoniche. Il primo cavo dati ha collegato l’Europa al Nord America nel 1958. Onestamente non ho idea di come pensassi che fosse possibile fare chiamate in tutto il mondo senza un banale ma efficace sistema di questo genere. Forse mi illudevo che i satelliti o le trasmissioni via radio avessero un ruolo più importante, quando in realtà sono le fibre ottiche a farla da padrone in questo settore. Non può non stupire però sapere che centinaia di migliaia di chilometri di cavi sono appoggiati sui fondali marini e sono oggi fondamentali per le comunicazioni così come le conosciamo e le utilizziamo ogni giorno.

La notizia comunque è che lo scorso 19 dicembre tra gli altri si è danneggiato il cavo sottomarino più lungo al mondo (Sea-Me-We 3), 39000 chilometri che collegano l’Europa Occidentale al Medio Oriente fino al Sud Est Asiatico: forse non bello quanto il Taj-Mahal, ma probabilmente annoverabile tra le sconosciute meraviglie che sorreggono il mondo moderno.

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