Vancouver è certamente una delle città più cosmopolite del mondo, una sorta di crocevia di nazionalità e culture. La presenza di stranieri è assolutamente accettata e nell’abitudine di tutti. Nonostante ciò, non appena ci si presenta ad altri, non si può fare a meno di sentire la miglior accozzaglia di luoghi comuni sul proprio paese di provenienza e, per quanto riguarda me in particolare, nel giro di più di un anno di permanenza, ne ho sentite davvero di tutte sugli italiani.

I tre stereotipi sul bel paese che vanno per la maggiore sono il cibo, lo stile e la mafia. Tutti amano il cibo italiano, tutti sono gran fan della pasta e della pizza e hanno qualche aneddoto su precedenti viaggi in Italia dove hanno gustato prelibatezze ineffabili. Lo stesso vale per lo stile ed il ben vestire, tutti conoscono i nomi degli stilisti e sanno che da noi l’abbigliamento è una parte molto importante della comunicazione con gli altri oltre che una delle delle più rinomate industri nazionali. E ovviamente, sull’onda di tutte le produzioni hollywoodiane degli ultimi trent’anni, la mafia e la criminalità in generale sono una facile etichetta che ci si trova subdolamente addosso senza nemmeno accorgersene. In generale la mia sensazione è che l’Italia venga un po’ vista come quei ragazzini brillanti e creativi ma che non si applicano a scuola e finiscono per non riuscire a causa di questa loro vivacità non sfruttata a dovere. Lo spiccato nazionalismo ed orgoglio del tipico nordamericano fa il resto.

Esistono inoltre una serie di voci e credenze con ben pochi riscontri nella realtà di cui ho dovuto rispondere senza capire bene il senso. Ad esempio qui si crede che in spiaggia gli uomini italiani, e più in generale europei, preferiscano il costumino inguinale (qui definito con una sineddoche “speedo”) al classico calzoncino; o che gli italiani siano soliti appellare i nordamericani con il nomignolo di “mangia-cake” dalle origini disperse nel mito; o ancora che la metà della popolazione si chiami “Mario” e sia un grosso problema capire chi è chi.

Ora smetto di scrivere che se no non faccio in tempo a correre in Vespa a comprare la pasta e la mamma si arrabbia.

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