E finalmente è arrivato Natale anche a Vancouver. La follia delle ultime due settimane è quasi al termine. Dico quasi perchè domani, per noi Santo Stefano, qui Boxing Day, sarà ancora più dei giorni scorsi il tripudio dello shopping e le masse porteranno il loro più furioso assalto ai cosiddetti saldi post natalizi alla faccia della recessione e della crisi dei consumi.

Da queste parti davvero si può comprendere quanto una festa di origini religiose come il Natale possa trasformarsi in un evento completamente laico e aconfessionale. Non solo non vi è alcuna traccia delle tradizionali processioni che da noi si vedono ancora anche nelle grandi città e mancano completamente tutti i riferimenti sacri al presepe ed alla natività, ma addirittura si è persa l’abitudine di augurare buon natale per preferire un più imparziale augurio di buone feste, sebbene probabilmente se non esistesse Natale le feste sarebbero ridotte ad un giorno di ferie per il primo dell’anno. Non è difficile comprendere le ragioni di questo abbandono della tradizionale cultura natalizia se si consultano i dati relativi alla diffusione delle varie religioni nell’area di Vancouver: la popolazione si divide equamente (intorno al 43%) tra chi si dichiara cristiano (metà cattolici e metà protestanti) e ateo, lasciando il rimanente 15% a una miriade di altre fedi. Se si confrontano questi numeri con il 97% degli italiani che sono battezzati e quasi l’88% che si dichiara cattolico (indipendentemente dal fatto che lo sia o meno), appare evidente come i colori di questa ricorrenza debbano essere per forza diversi. A pensarci bene è quasi buffo che venga ancora festeggiato, se non ci fosse l’abitudine dei regali probabilmente sarebbe già nel dimenticatoio dove da anni risiede la Pasqua.

A tutti, indipendentemente dall’eventuale credo, i miei auguri di buon Natale!

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