“Ha trovato davanti a una banca di Cagliari una cassetta per depositi contenente 160mila euro, fra assegni circolari e contanti (15mila euro), e l’ha consegnata ai carabinieri. […] «Non erano soldi miei, qualcun altro li ha guadagnati e uno che perde tutti quei soldi può rischiare il posto di lavoro»”. Dal Corriere del 30 Dicembre.

Episodi di questo genere arrivano sulle pagine dei giornali regolarmente come se fossero rare espressioni di un’onestà non più di questo mondo. E probabilmente, a giudicare dalla pagine di cronaca di tutti gli altri giorni, è proprio così. La signora sarda di cui sopra minimizza il gesto forse con un pizzico di falsa modestia e ostentata indifferenza, quando invece le domande che si è posta e le risposte che ha dato non sono banali. Nessuno si è mai creato tanti problemi a raccogliere le monete per la strada o a mettere in tasca le banconote che alcuni fortunati trovano nei posti più impensati, quando la cifra si fa maggiore però far proprio il malloppo non è più un’azione automatica ed implica pelo sullo stomaco ed un pizzico di predisposizione ad ignorare il prossimo.

Tecnicamente, mi smentiscano se erro gli aspiranti notai che leggono, del denaro abbandonato è considerato “res derelictae”, ovvero un bene abbandonato dal proprietario in attesa che un altro individuo se ne impossessi tramite l’azione definita “occupatio”. Meno tecnicamente colui che ha perso 50 euro ne può solitamente fare a meno, se la cifra ammonta a centinaia di migliaia di euro, come nota la signora sarda, è possibile che lo sfortunato stia passando un brutto momento. Prendere per sè la somma evidentemente supera la concezione comune del raccogliere qualcosa trovato per terra, ma bisogna essere nella situazione per comprendere quanto possa essere difficile compiere la scelta. Tra una grossa cifra che potrebbe cambiare molto della propria vita e la scelta giusta che probabilmente la signora rimpiangerà tante volte durante questi mesi di crisi.

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