Dalla Costituzione Italiana, articolo 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”, articolo 8 “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.”, articolo 19 “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.”, articolo 20 “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.”. Sembra tutto molto chiaro, anche ad un profano, in particolare la libertà di professare la propria fede religiosa in qualsiasi forma.

Ma anche quanto sembra chiaro e condiviso deve oggi essere messo in discussione, come se la validità di questi principi mutasse nel giro di poco più di cinquantanni insieme ad usi e costumi. Leggo infatti sul Corriere delle polemiche che ha suscitato il 4 febbraio scorso una manifestazione conclusasi con una preghiera musulmana in piazza Duomo a Milano. Le dichiarazioni dei personaggi interrogati sono deprimenti nel loro campanilismo. L’arciprete del Duomo la definisce una “mancanza di sensibilità”, poi “non sono saliti a pregare sul sagrato, e quello non sarebbe stato certo un gesto di dialogo”, ma quasi si tradisce concludendo “Piazza del Duomo è una piazza civile, non religiosa”. I membri del governo reagiscono indignati come se avessero subito un affronto personale ed addirittura l’assessore Prosperini tuona “nemmeno ai tempi del nazismo il Duomo ha subito oltraggio del genere, non era una preghiera ma un’offesa”.

Arcipreti, politici e compagnia bella, qual è il problema? La preghiera islamica in piazza Duomo non è diversa dalla processione cattolica della domenica delle palme e si svolge, come precisa il prelato, su una piazza civile che, secondo la costituzione italiana, può ospitare la professione di una fede in qualsiasi forma. Dov’è la mancanza di sensibilità? E poi basta con questo dialogo tra le religioni, qualcuno si renda conto che non ha senso, quanto non ha senso far dialogare interisti e milanisti, basta che non si ammazzino allo stadio. Il nostro Prosperini infine farebbe probabilmente meglio a pensare alla propria trave invece che alla pagliuzza altrui, è spaventoso come un individuo di questo genere, non nuovo a dichiarazioni a dir poco aggressive, sia ancora parte della giunta di Milano.

E’ triste costatare come l’Italia sprofondi in inutili polemiche come questa, perchè non sono altro che un sintomo che questo popolo non è pronto per vivere in pace con gli altri e in fondo non lo desidera nemmeno.

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