La questione della legalizzazione della marijuana è una di quelle che si trascinano da decine di anni senza che nessuno di rilevante abbia mai preso decise posizioni pro o contro ed abbia agito. Diverse regioni del pianeta ne consentono l’utilizzo per diversi scopi sotto alcune condizioni, la maggior parte dei paesi la considerano uno stupefacente come gli altri e per il possesso e l’utilizzo vengono applicate le apposite norme che sono state però definite per altri tipi di sostanze, con conseguenze ben diverse.

Non sono qui per dire la mia sugli effetti buoni e meno buoni che derivano dall’utilizzo della cannabis. Non voglio entrare nel merito di tutta la trattazione medica e scientifica che comunque sembra essere sorprendentemente ancora apertissima per riguardare una sostanza disponibile e diffusissima da migliaia di anni. Non ho di certo nemmeno le conoscenze per parlare della diffusione del fenomeno in Europa o altrove o ancora quanto essa sia davvero una droga che porta all’assunzione di altre più dannose. Tanto meno perderò tempo a parlare dei vari interessi economici coinvolti nel proibizionismo. Mi preme solo sottolineare l’incoerenza della maggior parte dei paesi che consentono, ed in molti casi regolano e tassano, la distribuzione di prodotti platealmente più nocivi, ma proibiscono, spesso applicando pene severissime, l’utilizzo di questa pianta che si trova in natura.

Senza per esempio entrare nel merito degli additivi di origine chimica, i cui effetti nessuno conosce precisamente, ma che sono inclusi in numerosissimi cibi in commercio, non comprendo con quale metro si favorisca la produzione e la vendita di tabacco ed alcol e si proibisca la cannabis. Si stima che attualmente più di cinque milioni di persone all’anno perdano la vita per malattie correlate all’uso di tabacco, due milioni per l’abuso di alcol. In che modo si riesce a giustificare e legalizzare questa carneficina ed allo stesso tempo bandire con enorme ipocrisia una sostanza che non sarà mai responsabile di tanta moria? Ed ancora più a monte, è compito di uno stato promulgare leggi che impediscano il commercio di alcuni beni e ne tassino altri? Chi sono le persone che governano per spiegare ai cittadini cosa è giusto e cosa è sbagliato?

Credo che sia giunto il momento di chiudere l’era di questi stati paternalistici ed arroganti che male interpretano la difesa e la salvaguardia dei propri cittadini fino a chiuderli in una prigione dorata, e a volte nemmeno tanto dorata. La gestione della cosa pubblica, per dirlo alla latina, non può e non ha alcun diritto di interferire con le scelte personali dei cittadini, a meno che non ci consideriamo tutti degli eterni ragazzini con il bisogno di sentire il vocione dei genitori quando è necessario.

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