La stagione è aperta. Le abbondanti nevicate delle ultime settimane hanno preparato i pendii dei rilievi circostanti per una delle migliori inaugurazioni degli ultimi anni. Sabato sera Cypress Mountain si è presentata coperta da una solida base di due metri e mezzo e un morbido cappello di quaranta centimetri di neve fresca, continuamente alimentato da una leggera nevicata. La mite temperatura, poco al di sotto dello zero, ha consentito le favorevoli precipitazioni e non ha certo reso difficile una lunga permanenza sulle vette e sulle piste. Ma il colpo da maestri è stato salire di sabato sera, quando il grosso della folla torna in città per i bagordi del fine settimana: a noi sono rimaste le piste, illuminate, ricoperte di ottima neve farinosa e semi deserte.

Scivolare a bordo di una tavola sulla neve fresca che si fa da parte sollevando morbide onde bianche è probabilmente una delle sensazioni per cui vale la pena stare al mondo. Farlo di notte quasi in solitudine circondati dal silenzio dei boschi e dalla calma dell’oscurità illuminata dal riverbero è quasi ineffabile. Non precipito rapidamente giù dalle discese come molti, piuttosto mi lascio trascinare a valle in un valzer di curve e scodinzoli che si dondolano ai bordi del percorso in cerca dei tratti dove ancora nessuno ha posato piede e arrivo a solcare per primo le fresche distese lasciando come un soffio di vento le tracce del mio passaggio.

Ci vuole sempre qualche minuto per farsi coraggio e indossare scarponi, pantaloni e giacca, calarsi la maschera sugli occhi, assicurare bene il berretto, proteggere le vie respiratorie con lo scaldacollo e inforcare i guanti, ma una volta che anche gli attacchi sono ben fermi e la tavola si comincia a muovere non c’è più nient’altro che un’esperienza sempre nuova ed indimenticabile.

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