Davanti a quel grande giardino dove giovedì scorso nel gelo della capitale ho fatto due passi anch’io oggi Barack Obama ha prestato giuramento come quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti. Credo che sia davvero un momento storico e non solo per il colore della pelle del neoeletto ma soprattutto per il larghissimo consenso raccolto e la cieca fiducia che il popolo statunitense e non solo ripongono in quest’uomo che, fatti alla mano, finora ha solo promesso. Personalmente, da parte di uno come me che ha da diverso tempo perso ogni fiducia nella politica come mezzo per la soluzione degli importanti problemi del pianeta, è piacevole essere smentiti in questo modo così esteso e plateale. Vedere due milioni di persone che assistono all’inaugurazione del mandato dell’uomo in cui ripongono tante speranze di cambiamento non può non commuovere e far rinascere un barlume di credibilità nei confronti di una classe politica che proprio qui in Nord America ha toccato uno dei pessimi storici.

Da domani però toccherà ad un uomo solo prestare l’immagine di condottiero di una delle nazioni più influenti al mondo in questo momento di difficoltà e certamente non basterà fare marcia indietro su tanti degli errori del predecessore per uscire dai rovi senza troppi graffi. Da domani tutti, statunitensi e non, staranno a guardare l’operato di questo giovane afroamericano con forse qualche aspettativa di più rispetto a quattro anni fa, dando quasi troppo per scontato che nelle mani giuste anche il peggiore dei rompicapo possa trovare rapidamente una soluzione. Da domani Barack Obama avrà davvero la possibilità di cambiare qualcosa e nel mio piccolo non vedo l’ora che si metta al lavoro sulla lunga lista di progetti che me lo hanno reso così autorevole. Change has come!

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