Due settimane lontano da casa, sette giorni a Oxford in Inghilterra e la maggior parte della settimana scorsa a Revelstoke nel cuore della British Columbia. Sono giunto alla conclusione che viaggiare è una delle attività che prediligo, a patto che non sia per lavoro e ciascun trasferimento sia ben distanziato nel tempo dagli altri. Che non mi capiti insomma di passare una ventina di ore tra taxi, voli ed aeroporti, per poi dormire frettolosamente a casa e trascorrere un’altra giornata intera in auto seppur per andare a divertirmi. D’altro canto viaggiare dà spesso l’occasione ed il tempo per pensare e riflettere su tanti argomenti che difficilmente riescono ad emergere nella routine quotidiana o per soffermarsi su particolari che si erano trascurati in precedenza. In questo post multiplo cercherò di raccontare cosa mi è rimasto in mente delle scorse due settimane prima che la mia fallace memoria inghiotta tutto.

Non mi è chiaro come mai alcune compagnie aeree stiano cominciando a non servire alcun pasto anche su voli mediamente lunghi. Sono consapevole che i tempi che corrono sono duri per tutti, ma non credo che risparmiare uno o due dollari di un frugale spuntino possano essere preferibili al palpabile scontento della maggior parte dei viaggiatori che sono costretti a ricordarsi di portarsi in volo del cibo “al sacco” o pagare profumatamente i quattro miseri panini di cui è costituito il menu disponibile in quota. Purtroppo nemmeno posso dire che la cifra risparmiata sia stata investita in altri intrattenimenti visto che nel giro di tre settimane di voli vari la programmazione cinematografica e televisiva disponibile a bordo non è cambiata di una virgola. Cara Air Canada, stavolta sono un po’ deluso.

Notizie migliori sul fronte alberghiero, nel mirino qualche settimana fa su queste stesse pagine. L’hotel in cui sono stato fatto accomodare a Oxford ha risposto alle mie modeste richieste. Camera ampia e spaziosa, silenziosa di notte e ben vicina alla concierge di mattina, fresca, pulita e accessoriata con un bagno che non richiede lauree per essere adoperato. Decisamente all’altezza delle aspettative anche la colazione con tanto di frutta fresca e svariate bevande per chi alla sera non riesce a trattenersi dal bere qualche bicchierino di troppo con la compagnia giusta o per chi semplicemente ha fame dopo essere andato a dormire presto visto che la compagnia giusta non era disponibile. Per la prima volta durante una trasferta di lavoro sono riuscito a ritagliarmi qualche ora per me, da dedicare alla lettura o all’ozio, sottraendomi al peso di essere in pubblica presenza, o “essere in scena” come piace dire a me, per ventiquattrore su ventiquattro.

Continua..

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